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Emma Dante savianeggia che è una bellezza, aspettando che Palermo sia degna di lei

Redazione

Emma Dante savianeggia che è una bellezza, aspettando che Palermo sia degna di lei

Dom, 06/10/2013 - 23:20

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Emma Dante

Potenza della navigazione. Non è fresca la notizia, però è rimasta sul web. Così si legge sull’Huffington Post: “Mi sento un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”. Potenza dell’iperbole dovrebbe dirsi. E’ Emma Dante che parla e il suo Reich è Palermo.
Di lei si dice un gran bene in società: la più importante regista contemporanea, sia di cinema che di teatro, tanto è vero che ogni suo titolo – “Via Castellana Bandiera” è l’ultimo (vincitore della Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia) – risulta capolavoro in automatico. Solo che lei si sente una perseguitata e proprio a Palermo, lei che l’ha celebrata quella città coi suoi allestimenti, ha trovato i suoi carnefici: i blogger. Uno in particolare, Rosalio, dove s’è data notizia di un fatto inaudito: il flop al botteghino.

Di lei si dice un gran bene in società, è una personalità complicata, è affascinante, sarebbe perfetta come presidente della regione siciliana e ne farebbe l’isola della legalità e dei diritti, o qualcosa di simile, dove “far tesoro dei disagi e delle provocazioni”, se non fosse che tutta quella umanità di tasci o burini che dir si voglia non la capisce e rivolge a lei solo “cattiveria gratuita e immotivata contro di me”. Al punto di farla sentire – come ha scritto l’artista sulla sua pagina Facebook – “un’ebrea nella Germania nazista degli anni 40”.

Alle solite: il messaggio è tutto nel mezzo. E il messaggio, come al solito, è il crimine. Roberto Saviano – per come spesso lui stesso accusa – viene molestato dai camorristi annidati tra i giornali locali della sua Campania e così la Dante viene insolentita dai blogger in camicia bruna. E fa ridere l’idea che anche la mafia si annidi sui social network. A Caltanissetta, a giudicare dalla denuncia del procuratore Sergio Lari, di sicuro è così: “La campagna di delegittimazione dell’antimafia parte dai centri occulti con i giornali online”.

Potenza della navigazione, dunque. E Emma Dante ha visto giusto, allora. Delegittimata nella sua identità di artista. E un più articolato concetto si trova in un altro passaggio: “Quanto odio nella città di un’artista”. Quasi come un Gianni Riotta che nelle bandelle dei propri libri si equipara a Luigi Pirandello o a Giovanni Verga, con trattenuta commozione, Emma Dante trova per se stessa, per tramite di un post di comparaggio, i paragoni più acconci: “Come per Pessoa a Lisbona (poi gli hanno fatto la statua nella piazza del bar dove sedeva), come per la Merini e Milano, la pazza (ora c’è un’epigrafe qui è vissuta Alda Merini)”.

Di lei si dice tutto il gran bene in società, forse non nei blog e neppure a Palermo, la città su cui Emma Dante, disse: “Palermo dovrà anche essere all’altezza di avermi”. Ovviamente, la frase qui riportata fuori contesto e in maniera isolata, è una bestemmia voluta, un atto d’amore ma una preoccupazione, a questo punto, sorge e insorge: scrivendo di Emma Dante, adesso, risulto camorrista, mafioso o, luchinoviscontianamente nazista? Potenza dell’iperbole.

di Pietrangelo Buttafuoco – il Foglio.it

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