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Caltanissetta, in manette due nisseni per sequestro di persona ed estorsione

Redazione

Caltanissetta, in manette due nisseni per sequestro di persona ed estorsione

Mar, 01/10/2013 - 09:56

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CALTANISSETTA – La Squadra Mobile di Caltanissetta ha eseguito due misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di Antonino Marcello Ferraro 55 anni, ed Eros Bruzzaniti, 25 anni, accusati di sequestro di persona a scopo estorsivo aggravato dal metodo mafioso. I due, secondo le indagini condotte dal dirigente della Squadra Mobile, Marzia Giustolisi e coordinate dalla Dda, su ordine di esponenti di Cosa nostra avrebbero sequestrato uno steward della Ryanair per estorcergli il denaro appena incassato come Tfr.

Tutti rispondono del reato di sequestro di persona a scopo di estorsione, inasprito anche dalla circostanza aggravante mafiosa, in concorso tra loro, nonché con Elia Salvatore Di Gati e con C. N., ai danni del trentaseienne F. V., all’epoca dei fatti (settembre-ottobre 2009) giovane steward della Ryanair. Il grave episodio delittuoso è venuto alla luce grazie alla collaborazione di Di Gati, iniziata nel giugno 2011, che svelava i dettagli dell’operazione ma è stato Marco Angotti, attualmente processato per 416 bis e altro, a sapere che la vittima possedeva in casa denaro in contante in valuta estera, e a dare così l’imbeccata ai “carusi” fidati del gruppo mafioso.

Di Gati e Bruzzaniti si sono occupati delle fasi salienti del sequestro a scopo di estorsione: hanno prelevato la vittima presso un’’abitazione dove era in corso una festicciola, gli hanno tolto il portafoglio e l’autovettura e lo hanno condotto in aperta campagna dove lo hanno minacciato pesantemente, colpendolo con schiaffi e palesandogli la loro appartenenza a cosa nostra.

Dopo accompagnarono la vittima a casa per impossessarsi del denaro. F.V. invece riuscì a barricarsi nella sua abitazione nella quale si era recato da solo dopo aver detto ai criminali che era meglio salisse da solo poichè in casa vi era la madre malata. Per gran parte della notte non cedette alle pesanti minacce che gli venivano indirizzate dai sequestratori rimasti giù e che, oltre a ingiuriarlo, minacciavano anche di incendiargli l’autovettura.

L’indomani mattina entrò in gioco Antonino Ferraro “Nino “u formaggiaru”, soggetto appartenente alla frangia della famiglia mafiosa di Caltanissetta,  che costrinse la vittima a cedere al ricatto estorsivo e, successivamente, partecipando alla spartizione degli utili.

Il FERRARO infatti si fece consegnare la somma di 5000 euro, parte in euro e parte in sterline e, qualche giorno dopo, anche un computer portatile marca ASUS con schermo da 13” pollici, da dare al figlio Giuseppe.
L’Attività di riscontro svolta dalla Squadra Mobile ha permesso di individuare la vittima attraverso “l’ingiuria” con il quale era chiamato, e conosciuto solo così dal collaboratore di giustizia, ossia “”u parrinu”” perché aveva frequentato anni addietro il seminario.

Tutti debitamente escussi, confermavano il narrato del collaboratore e, ancor più la vittima rimarcava l’atteggiamento minaccioso che in sequestratori hanno messo in atto all’atto del suo prelievo per incutere il “metus” mafioso.
Inoltre, la vittima, abitualmente dimorante all’’estero, confermava che al tempo del sequestro si era licenziato da poco dalla Ryanair, che gli aveva liquidato quanto gli spettava, per stare accanto alla madre malata.

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