CALTANISSETTA – Una vera ondata di extracomunitari ha invaso la città; un’ondata silenziosa ma triste e deprimente come, ahinoi, il contesto che li accoglie.
Un’immagine continua, a tratti spettrale a cui ancora noi nisseni non riusciamo ad abituarci; rassegnati a questa abnorme, preoccupante, spettrale massa di persone in cerca di non si sa che cosa.
Il centro di prima accoglienza di Pian del Lago ospita tre categorie di extracomunitari: i rifugiati (360 posti), i rifugiati chiedenti asilo (96 posti) e coloro che sono in attesa di identificazione o espulsione (96 posti).
Non sfugge a nessuno che questi numeri sono regolarmente e ampiamente superati e che gli stessi extracomunitari preferiscono vivere fuori dal centro invadendo strade, centri sportivi, campagne e perfino le abitazioni di comuni cittadini.
I nisseni si stanno dimostrando tolleranti ma soprattutto rassegnati rispetto a questo fenomeno ma è chiaro che il fuoco cova sotto la cenere.
Ma quello che veramente lascia sgomenti ed esterrefatti è il comportamento delle istituzioni, inermi e silenti. Inermi colpevolmente perché incapaci di alzare la voce e difendere i diritti e imporre i doveri, dei cittadini e degli extracomunitari; silenti in modo vergognoso di fronte alla palese violazione delle leggi che in Italia, quindi anche a Caltanissetta, per coloro che ci vivono ma soprattutto per coloro che vengono ospitati devono essere rispettate.
Vogliamo parlare della prostituzione dilagante? Vogliamo parlare dell’espropriazione della zona sportiva di Pian del Lago? Vogliamo parlare dei parcheggiatori abusivi? Vogliamo parlare delle norme igienico sanitarie? Oppure se preferite puntiamo l’attenzione verso i ripetuti tentativi di aggressione, quasi sempre portati a buon fine verso le forse dell’Ordine? Dobbiamo per forza essere ipocriti e nascondere o non parlare di questi abusi per paura che domani qualche pierino “umanitario” in servizio permanente possa accusare di razzismo? Guardiamo piuttosto in faccia la realtà con coscienza, con serietà senza falsità.
Il problema è grosso, sostanziale e per risolverlo occorre la presenza delle istituzioni, ossia dello Stato, della becera e razzista Europa, essa sì intollerante e indisponente. Ci sentiamo lasciati soli, abbandonati e mortificati.
Ma occorre dare una svolta e creare le condizioni perché l’accoglienza non violi la libertà di chi ospita e di chi viene ospitato, nel rispetto delle regole e del diritto. Non si tratta soltanto di sentirsi stranieri a casa propria ma soprattutto di essere tutelati da uno Stato purtroppo a oggi palesemente e colpevolmente assente.
Sicuramente il Sindaco, il Questore e soprattutto il Prefetto avranno fatto la voce grossa e lamentato a livello nazionale la situazione di precarietà, sotto ogni profilo, in città; non credo che anche loro avranno aperto le braccia arrendendosi; avranno certamente ognuno per le sue competenze agito nell’interesse delle comunità. Se così non è stato allora ora l’angoscia prende il sopravvento sulla preoccupazione e domani il degrado e la violenza saranno il contesto in cui ineluttabilmente tutti cadremo.
Michele Giarratana


