CALTANISSETTA – Il falso pentito di via D’Amelio, Vincenzo Scarantino, aveva difficoltà a comprendere l’italiano e a capire il contenuto degli articoli di giornali e perfino dei verbali delle dichiarazioni rese da lui stesso. Ad aiutarlo era un poliziotto addetto alla sua tutela, il quale annotava tutto. Costui era l’ispettore Fabrizio Mattei, che ha fornito questa versione deponendo oggi al processo “Borsellino quater” davanti alla Corte di assise di Caltanissetta. Mattei, che all’epoca della strage di via D’Amelio, faceva parte del “gruppo Falcone” in seno alla Squadra Mobile di Palermo, dall’ottobre del ’94 al maggio ’95 lavoro’ nel pool addetto alla protezione di Vincenzo Scarantino, autoaccusatosi del furto della 126 usata come autobomba per uccidere il giudice Paolo Borsellino ma smentito dalle nuove indagini della Procura di Caltanissetta. pesso -ha riferito Mattei- Scarantino, mi chiedeva consigli su come comportarsi durante le udienze, come rispondere alle domande dei giudici, mi chiedeva aiuto a leggere i verbali. Io annotavo le sue richieste su dei ‘pizzini’ e li inserivo all’interno dei verbali”. I Pm hanno anche mostrato due di questi bigliettini all’ispettore di polizia. In uno si legge “Consegna 126 non Guadagna ma via Roma” e nell’altro “Furto 126 sempre errore nelle dichiarazioni”. Il teste ha riconosciuto come suo solo il primo mentre ha sostenuto di non aver scritto il secondo. Mattei ha anche aggiunto che quando scoppio’ il caso dei suoi pizzini, poco prima di deporre, ne parlo’ con Mario Bo, funzionario del gruppo che indagava sulle stragi Falcone e Borsellino, senza entrare tuttavia nel merito del contenuto degli appunti. Appunti presi nelle ore lunghe che i poliziotti della scorsa trascorrevano con Scarantino a Imperia, la localita’ segreta dove il falso pentito soggiornava. “Noi non eravamo tenuti a scrivere o ad inviare nessuna relazione di servizio”, ha puntualizzato Mattei. A proposito della decisione di Scarantino di “collaborare con la giustizia”, il teste ha ricordato che “piu’ passava il tempo e piu’ aumentavano le sue lamentele. Si lamentava perchè era sempre chiuso a casa e non tollerava la vita che era riservata ai suoi familiari. Non sopportava -ha detto il Mattei- che la moglie e i suoi tre figli, dovessero vivere da carcerati. Era un lamento continuo, il nostro era un incarico faticoso dal punto di vista psicologico ma non mi ha mai rivelato le sue intenzioni di ritrattare”


