Agroalimentare: Coldiretti, 1 prodotto su 5 da estero fuori norma 

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Il roadshow “Il tuo territorio, il tuo business” si terrà lunedì 3 luglio ore 16.00 presso il Centro Polivalente Michele Abbate a Caltanissetta.

ROMA- “Quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela della salute e dell’ambiente o i diritti dei lavoratori, a partire da quella sul caporalato, vigenti nel nostro Paese”. Lo ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, leggendo la sua relazione all’Assemblea nazionale della confederazione. “Questo vale dal riso asiatico espropriato alle minoranze Rohingya vittime di un vero genocidio, alle conserve di pomodoro cinesi prodotte con il lavoro dei detenuti, dall’ortofrutta sudamericana coltivata con il lavoro minorile a quella africana ottenuta con pesticidi vietati in Europa da decenni fino ai fiori del Kenya con lavoratori sottopagati e senza diritti. Il commercio, dunque, e’ libero – ha osservato Moncalvo – ma, ahime’, e’ ben lontano dall’essere equo, gravato fin dal momento della raccolta per arrivare a quello della trasformazione da processi di dumping sociale, economico e ambientale. Sul piano politico l’Unione Europea deve acquisire un nuovo protagonismo per promuovere regole sul commercio globale che non tengano conto solo del fattore economico ma anche del rispetto dei diritti sul lavoro della tutela dell’ambiente e della salute, anche con l’annunciata riforma del Wto. Dobbiamo peraltro essere consapevoli che tutto cio’ accade spesso grazie alla regia e alle norme sancite dagli accordi bilaterali o multilaterali di libero scambio”.

Stiamo pensando ad esempio – ha proseguito Moncalvo – al negoziato in corso con i Paesi del Mercosur, che prevede l’arrivo di grandi quantitativi di carne bovina dai paesi sudamericani, paesi che non rispettano gli standard produttivi e di tracciabilita’ oggi vigenti in Italia e nel Vecchio Continente come dimostra il piu’ grande scandalo mondiale sulla carne avariata che meno di un anno fa ha coinvolto proprio i principali produttori brasiliani; senza considerare le condizioni favorevoli che sono state concesse al Marocco per pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, olio di oliva, all’Egitto per fragole, uva da tavola, finocchi e carciofi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia dove non valgono certamente gli stessi standard produttivi, sociali ed ambientali vigenti in Italia. Serve quindi ripensare dalle radici non solo le regole, ma in primo luogo i principi fondativi del libero commercio perche’ e’ necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualita’ che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore per chi produce e per chi consuma”, ha concluso Moncalvo sottolineando che “purtroppo anche in Italia arrivano i prodotti ottenuti dallo sfruttamento del lavoro dei 108 milioni di bambini nelle campagne censiti dalla Fao

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