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“L’essere umano prima di tutto”: la cifra degli Emirati nella mediazione tra Russia e Ucraina

Redazione

“L’essere umano prima di tutto”: la cifra degli Emirati nella mediazione tra Russia e Ucraina

Sab, 16/05/2026 - 14:34

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Gli Emirati Arabi Uniti sono riusciti ancora una volta a consolidare il loro approccio diplomatico basato sul principio “l’essere umano prima di tutto”, a seguito della loro recente mediazione tra Russia e Ucraina che si è conclusa con lo scambio di 410 prigionieri, 205 per ogni schieramento.

Con quest’ultima operazione, il numero totale dei prigionieri scambiati tra Mosca e Kiev attraverso gli sforzi di Abu Dhabi sale a 7.101, secondo quanto annunciato dal Ministero degli Esteri degli EAU.

Il Ministero ha rivolto i propri ringraziamenti ai due “Paesi amici” per la loro collaborazione nel rendere fruttuosi gli sforzi di mediazione, un aspetto che riflette la loro fiducia e l’apprezzamento per l’impegno degli EAU nel sostenere tutte le iniziative volte a risolvere la crisi tra le due nazioni.

La diplomazia emiratina ha sottolineato che “con il successo di quest’ultima operazione, il numero totale delle mediazioni condotte dal Paese durante la crisi raggiunge quota 23, scaturite dalle eccellenti relazioni che legano gli Emirati Arabi Uniti sia alla Russia che all’Ucraina”.

Il Ministero degli Esteri ha inoltre ribadito che “gli EAU continueranno i propri sforzi per favorire le diverse iniziative volte a raggiungere una soluzione pacifica del conflitto in Ucraina e ad alleviare le conseguenze umanitarie della crisi, con particolare attenzione alla situazione di rifugiati e prigionieri”.

Da parte sua, l’esercito russo ha confermato l’avvenuto scambio, dichiarando: “I militari russi si trovano attualmente sul territorio della Repubblica di Bielorussia, dove stanno ricevendo l’assistenza medica e psicologica necessaria”, ed ha evidenziato come gli EAU “abbiano offerto i loro sforzi di mediazione per scopi umanitari”.

L’Ucraina, a sua volta, ha confermato il ritorno dei propri prigionieri di guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato, in un post sui social media, che 205 soldati, “la maggior parte dei quali in prigionia dal 2022”, sono tornati in patria.

All’inizio di maggio, i due Paesi in guerra avevano concordato lo scambio di 1.000 soldati complessivi. L’ultima operazione di questo tipo risaliva al 24 aprile scorso e aveva coinvolto 193 persone per parte.

Un punto di svolta fondamentale

In un’analisi sulle mediazioni emiratine tra Russia e Ucraina, con particolare riferimento a quelle dello scorso febbraio, il Centro Europeo per gli Studi sull’Antiterrorismo e l’Intelligence afferma che esse “rappresentano un punto di svolta fondamentale nella diplomazia internazionale all’interno di un sistema globale multipolare. Questi incontri si sono trasformati da semplici canali per affrontare le emergenze umanitarie a una piattaforma centrale per delineare i quadri di un cessate il fuoco e ristabilire il dialogo sulla sicurezza tra le grandi potenze”.

Il Centro interpreta questa dinamica affermando: “L’ascesa degli EAU come parte mediatrice non è stata frutto di una coincidenza circostanziale, ma l’incarnazione di una politica di ‘diplomazia dello status’ e di neutralità attiva che ha permesso ad Abu Dhabi di mantenere relazioni equilibrate sia con Mosca che con Kiev, in un momento in cui le istituzioni internazionali tradizionali si sono dimostrate incapaci di fornire uno spazio sicuro per i negoziati”.

Il documento sottolinea che l’emergere degli Emirati “non si è limitato al ruolo di Paese ospitante, ma a quello di architetto di complessi processi di rafforzamento della fiducia, iniziati proprio con lo scambio di prigionieri”. Tuttavia, “i contorni del ruolo emiratino nella guerra in Ucraina hanno iniziato a prendere forma chiaramente dalla fine del 2022, quando alcune indiscrezioni hanno rivelato incontri tenutisi ad Abu Dhabi per mediare tra le parti in conflitto”.

L’analisi ricorda inoltre che “il 17 novembre 2022, rappresentanti di Russia e Ucraina si sono incontrati per discutere la possibilità di uno scambio su larga scala di prigionieri di guerra. Questa mediazione si è evoluta in anni di lavoro, durante i quali gli EAU sono riusciti a facilitare cicli successivi e costanti di scambi”.

“Questo percorso cumulativo”, aggiunge il rapporto, “ha costruito un patrimonio di fiducia con Mosca e Kiev, spianando la strada per trasformare Abu Dhabi nella sede di negoziati trilaterali che hanno visto la partecipazione degli Stati Uniti come facilitatore tra gennaio e febbraio 2026. Questa evoluzione rappresenta il passaggio da una mediazione prettamente umanitaria a una mediazione politico-strategica”.

La diplomazia silenziosa

Il Centro Europeo ritiene che “il dossier dello scambio di prigionieri rappresenti il motore più efficace e duraturo nei colloqui di Abu Dhabi. In un ambiente caratterizzato da una totale mancanza di fiducia, gli EAU hanno lavorato per trasformare lo scambio umanitario in un test di buone intenzioni per aprire la strada a questioni più complesse”.

Si fa notare che “dall’inizio del 2024 fino a febbraio 2026, le operazioni di scambio sono avvenute con crescente regolarità, creando un meccanismo istituzionale che supera le fluttuazioni militari sui vari fronti. I dati statistici sugli scambi mediati dagli Emirati mostrano un successo clamoroso”.

I numeri dei prigionieri rilasciati da entrambe le parti rappresentano “un risultato diplomatico e umanitario senza precedenti nella storia dei conflitti moderni, e confermano la forza della ‘diplomazia silenziosa’ perseguita da Abu Dhabi”. L’analisi conclude sottolineando che i negoziati condotti con la mediazione degli Emirati segnano l’inizio di una concreta gestione degli sviluppi sul campo tra Mosca e Kiev.

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