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‘La poesia come medicina dell’anima’, Jovanotti trascina i fan in un viaggio di versi

AdnKronos

‘La poesia come medicina dell’anima’, Jovanotti trascina i fan in un viaggio di versi

Sab, 16/05/2026 - 19:48

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(Adnkronos) – C’era energia da concerto, ma senza batteria e senza chitarre. Solo parole. E bastavano. Al Salone Internazionale del Libro di Torino, Jovanotti e l'editore e curatore Nicola Crocetti hanno trasformato la presentazione di "Poesia da viaggio" in un piccolo manifesto pop della felicità intelligente. Una dichiarazione d’amore ai versi, ai libri, alla curiosità, al caos creativo davanti a 500 fan del cantautore. Il libro è nato dopo il successo di "Poesie da spiaggia" e ha dentro poeti da mettere in tasca come mappe segrete.  “La poesia mi svolta la giornata”, racconta Lorenzo 'Jovanotti' Cherubini. “La uso come una medicina, come una palestra”. E lo dice con quell’entusiasmo da esploratore cosmico che ha sempre avuto: uno che passa da una poesia del mistico spagnolo San Giovanni della Croce (dl titolo "Modo per arrivare al tutto") a una canzone pop senza mettere confini. Per lui la poesia è "ritmo, respiro, immagini che esplodono". "È la madre segreta delle canzoni", azzarda. “La musica è piena di furti alla poesia”, ride. E infatti i suoi racconti sembrano freestyle culturali: parla di metrica, sonetti, versi letti a voce alta in privato, perché “la poesia va sentita nel corpo”. Dice che spesso da un'intera poesia fonte di ispirazione per la sua musica sopravvive solo una frase. O un titolo. O una scintilla. “Le canzoni non hanno una formula magica, serve lavoro”. Però poi ammette che "A te" è scesa tutta insieme durante un volo aereo, come se qualcuno gliel’avesse sussurrata all’orecchio. Jovanotti – vestito di bianco da capitano della Marina – parla veloce, ma non scappa mai dalle cose importanti. Anzi, ci entra dentro. Dice che in Italia gli scaffali delle librerie nelle case "si stanno svuotando" e che "i social da soli non bastano". “Io mi sbraccio per far leggere gli altri”. E lì il pubblico applaude forte, perché non sembra uno slogan: sembra davvero una missione personale.  Accanto a lui, Nicola Crocetti osserva con lo sguardo di chi questa battaglia la combatte da una vita. E a un certo punto trova l’immagine perfetta: “La poesia aspettava un cavallo di Troia. Jovanotti lo è stato”. La sala ride, poi si commuove. Perché è vero: "pochi come Lorenzo Cherubini sono riusciti a portare i poeti fuori dai recinti dell’élite e dentro la piazza, i concerti, Instagram, la televisione, la vita quotidiana". Il viaggio continua tra gli amori letterari di Jovanotti. Walt Whitman, “che ti fa vedere un’America diversa”. Dino Campana, scoperto da poco e diventato subito "una folgorazione". E poi le citazioni per "i maestri", i cantautori italiani che hanno trasformato le parole in musica alta: Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Paolo Conte, Fabrizio De André, Luca Carboni e Franco Battiato; senza dimenticare tra gli stranieri Bob Dylan e Patti Smith. Emozionato Nicola Crocetti per l'entusiasmo contagioso del pubblicco in sala: "La poesia merita tutto questo e molto di più. Ci voleva uno come Lorenzo per la poesia, che è sempre stata letta da pochi e scritta da molti. Nessun accademico ha fatto quello che ha fatto Lorenzo per la poesia". Anche l'editore ha letto una poesia, “Itaca“ del poeta greco Konstantinos Kavafis e alla fine si è commosso fin quasi alle lacrime. "Alla fine della vita capisci cos'è la vita", ha commentato tra gli applausi solidali del pubblico. (di Paolo Martini) 
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