È polemica alla Sapienza per un post shock pubblicato il 25 aprile e poi rimosso da un docente dell’Ateneo, accusato dagli studenti di “Cambiare Rotta” di aver “inneggiato a rastrellamenti ed espulsioni” commentando un intervento della presidente del Consiglio. Il professore, direttore di dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni, ha cancellato il messaggio dopo le forti proteste e via social ha diffuso una nota di scuse per quanto pubblicato.
“Se alcuni termini e i toni utilizzati hanno urtato la sensibilità di qualcuno me ne scuso”, scrive il docente, spiegando di aver rimosso il commento “per prevenire fraintendimenti e strumentalizzazioni, considerato anche il contesto mediatico”. Il professore precisa che il post era stato postato “esclusivamente tramite il mio profilo personale, senza utilizzo di firme istituzionali, loghi, intestazioni, canali ufficiali o formule idonee a rappresentare l’Università o i suoi organi”. Il docente afferma inoltre che “non vi era alcuna intenzione di legittimare condotte al di fuori dello Stato di diritto né di mettere in discussione il sistema di garanzie previsto dall’ordinamento”, sostenendo che il contenuto “non conteneva inviti concreti e specifici alla commissione di reati né espressioni discriminatorie o ostili verso gruppi identificabili per caratteristiche protette”. Durissima la reazione del collettivo degli studenti che ha diffuso la foto, lo screenshot, del commento contestato.
“Alla Sapienza è accaduto un fatto gravissimo”, denunciano, sottolineando che il professore “dopo l’approvazione del nuovo decreto sicurezza ha pubblicato un commento sotto un post di Giorgia Meloni in cui inneggia apertamente a rastrellamenti ed espulsioni, attaccando chi vive nelle periferie con parole cariche di disprezzo”. Gli studenti ricordano che il messaggio è stato pubblicato “nel giorno della Liberazione dal nazifascismo, il 25 aprile”, e accusano il docente di aver “liquidato il valore della Resistenza partigiana” con un “Buon San Marco a tutti”, espressione che, secondo il collettivo, rientrerebbe in una retorica volta a “svuotare e contrapporsi al significato di quella data”. “Di fronte a tutto questo non possiamo restare in silenzio”, affermano gli studenti, che chiedono “le dimissioni immediate del professore”, ribadendo che “nelle nostre università non c’è spazio per ambiguità sull’antifascismo”.

