I dati Istat sulla perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni confermano un’emergenza economica che colpisce l’intero Paese, ma che in Sicilia rischia di assumere un peso ancora più grave per la maggiore fragilità sociale ed economica di una parte consistente delle famiglie. Lo afferma il Codacons, commentando il report dell’Istituto nazionale di statistica.
Secondo l’Istat, dal 2019 le retribuzioni hanno perso, a livello nazionale, l’8,6% del potere d’acquisto. Il Codacons precisa che si tratta di un dato riferito all’Italia nel suo complesso e non di un dato regionale, ma sottolinea che nell’Isola gli effetti del caro-prezzi possono risultare più pesanti, perché molte famiglie siciliane dispongono di minori margini di risparmio e di una capacità di spesa più esposta all’aumento dei beni essenziali.
La Banca d’Italia, nei più recenti rapporti sull’economia regionale, ha evidenziato segnali positivi per reddito, consumi e occupazione in Sicilia, ma ha anche rilevato che il tasso di disoccupazione resta su livelli doppi rispetto al dato italiano. Questo quadro – secondo il Codacons – dimostra che la crescita economica non elimina le fragilità strutturali dell’Isola e che ogni rincaro su alimentari, energia, carburanti, tariffe e servizi essenziali continua a incidere in modo diretto sui bilanci familiari.
Il Codacons osserva che, quando aumentano i prezzi dei beni indispensabili, le famiglie non possono semplicemente rinunciare alla spesa, alla luce, al gas, agli spostamenti o alle cure. In molti casi, i cittadini sono costretti a comprimere altri consumi, rinviare acquisti, ridurre la qualità della vita o ricorrere ai risparmi per far fronte alle spese quotidiane.
La dinamica denunciata dall’associazione è sempre la stessa: in Italia, e ancora di più nei territori economicamente più fragili, i prezzi al dettaglio salgono rapidamente durante le emergenze, ma difficilmente tornano ai livelli precedenti quando vengono meno le cause che avevano prodotto i rincari. Dopo la pandemia, la crisi energetica e le tensioni internazionali, molte voci di spesa sono rimaste strutturalmente più alte, mentre salari, pensioni e redditi familiari non hanno recuperato con la stessa velocità.
Per la Sicilia questo divario diventa una questione sociale. Il Codacons rileva che l’erosione del potere d’acquisto non riguarda solo i numeri dell’inflazione, ma la capacità concreta delle famiglie di arrivare a fine mese, pagare bollette, mutui, affitti, carburanti, farmaci, visite mediche e beni alimentari. In un territorio in cui restano forti fragilità occupazionali e reddituali, anche aumenti apparentemente contenuti dei prezzi possono trasformarsi in una perdita reale e immediata di benessere.
“Il dato Istat è nazionale, ma in Sicilia produce un allarme ancora più forte, perché nell’Isola molte famiglie partono da una condizione economica più esposta rispetto ad altre aree del Paese – afferma il prof. Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons – “quando aumentano alimentari, energia, carburanti e servizi essenziali, non siamo davanti a semplici oscillazioni statistiche, ma a tagli concreti alla vita quotidiana dei cittadini”.
“Il problema è che i prezzi, una volta saliti per effetto delle emergenze, non tornano quasi mai ai livelli precedenti – aggiunge Tanasi – mentre stipendi e pensioni inseguono con enorme ritardo. In Sicilia questo meccanismo è ancora più ingiusto, perché colpisce famiglie già esposte a precarietà, costi di trasporto elevati, minore capacità di risparmio e fragilità occupazionali. Servono controlli seri sui listini, interventi contro le speculazioni e misure concrete per tutelare il potere d’acquisto dei cittadini”. – conclude Tanasi.

