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Bonino, Pannella padre della Patria: mi ha segnato la vita come nessuno. Il primo ricordo, un chilo di pasta e la pioggia, poi la notizia dell’arresto di Spadaccia

Redazione

Bonino, Pannella padre della Patria: mi ha segnato la vita come nessuno. Il primo ricordo, un chilo di pasta e la pioggia, poi la notizia dell’arresto di Spadaccia

Sab, 16/05/2026 - 12:52

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“Marco ha segnato la mia vita come nessun altro, e di questo a mio modo gli sono stata e gli sono immensamente grata”. Dalle parole di Emma Bonino – una vita intera di battaglie accanto a Pannella, un allontanamento negli ultimi anni per lei doloroso e incomprensibile – emerge l’affetto e il ricordo per un uomo “imprevedibile”, dalla “vita politica straordinaria e appassionata”, “a suo modo e con i suoi modi un padre della Patria”.

Ricorda il vostro primo incontro? E se lo dovesse descrivere con una scena, un ricordo personale, quale sceglierebbe? Eravamo a casa sua, una casa piccola, cucinava lui: pasta, un chilo di ditalini per tre persone, conditi con un panetto di burro…una cena pesantissima. Ero con Adele Faccio. Pioveva tantissimo, dormimmo a casa sua e la mattina successiva Rolando Parachini chiamò per dire che avevano arrestato Gianfranco Spadaccia per le disobbedienze civili sull’aborto. É il primo ricordo personale e politico con Marco, con lui era impossibile scindere politico e personale. Ed è anche quello che scelgo.

Qual è l’eredità che Pannella ha lasciato alla politica italiana? L’attenzione alla ‘politica della casa e del letto e non solo della fabbrica’? I metodi non convenzionali nella comunicazione? Il protagonismo del leader? L’ostruzionismo? Ognuno,credo, troverà la propria eredità di Pannella. Certo i diritti, che sembravano un tema borghese e invece riguardavano le persone con meno mezzi e l’impossibilità di andare all’estero per abortire, ad esempio. La sua capacità di inventare modalità creative nella comunicazione per superare l’ostracismo mediatico. Ma anche il grande senso delle istituzioni e del Parlamento: l’ostruzionismo era spesso un modo per rivendicare il ruolo del Parlamento che non doveva essere il luogo dove ratificare le decisioni prese dai partiti. Poi il fatto di aver fatto vivere il referendum. E il federalismo europeo e gli Stati Uniti d’Europa, il diritto internazionale, penso alle battaglie che abbiamo fatto insieme contro la pena di morte e per la corte Penale Internazionale. Sembra un elenco, ma sono solo alcune delle tappe di una vita politica straordinaria e appassionata.

Cosa direbbe oggi Pannella dello scenario politico? Cosa lo farebbe più arrabbiare e cosa invece apprezzerebbe? C’è un leader attuale con cui il dialogo sarebbe più facile? Marco cercava il dialogo con tutti, anche o soprattutto con quelli più distanti da lui. Lui che ha sempre considerato la democrazia americana, con tutti i suoi difetti, come un modello, oggi credo non tollererebbe vedere un Presidente, Trump, che cerca di distruggere quel sistema dei pesi e contrappesi. Apprezzerebbe il sostegno italiano ed europeo all’Ucraina che si difende da Putin e probabilmente chiederebbe di più, in particolare dall’Ue, che voleva federale e con una politica estera e di difesa comune. Alla politica italiana chiederebbe, come ha fatto per tanti anni, di intervenire con qualche risultato sul disastro delle carceri.

A che punto sono le battaglie di Pannella e del Partito Radicale che insieme avete animato? Sui diritti dopo le vittorie su obiezione di coscienza, divorzio e aborto, un’era geologica fa, vedo un grande stallo, ad andare bene. Abbiamo avuto le unioni civili, bene. Sul fine vita si è mossa la Corte Costituzionale, ma la politica resta paralizzata nonostante gli annunci. Intendiamoci, viste alcune proposte magari è meglio così…ma le persone in carne ed ossa che soffrono meritano di più. Così sull’antiproibizionismo sulla cannabis, una battaglia che Pannella e i radicali cominciarono cinquant’anni fa: quelle ragioni hanno prevalso quasi ovunque negli Usa, in Canada e perfino in Germania, in Italia la discussione resta sconfortante. E poi ricordiamoci che Pannella già negli anni Ottanta metteva in guardia contro l’esplosione del debito pubblico e le baby pensioni… E sul diritto internazionale stiamo tornando indietro.

DÈ storia che negli ultimi due anni di vita vi foste allontanati, quali furono i motivi? C’è qualcosa che rimpiange? E quali gli ultimi attimi felici passati insieme? Ad un certo punto smettemmo di parlarci e non ho mai capito fino in fondo il motivo, una decisione sua. Comunque sia, Marco ha segnato la mia vita come nessun altro, e di questo a mio modo gli sono stata e gli sono immensamente grata. E questa è una storia comune a tante donne e uomini che lo hanno incontrato.

Molti dei politici di oggi devono qualcosa a Pannella e alla sua eredità, tanti avevano e hanno ancora la doppia tessera radicale. C’è stata sufficiente gratitudine nei suoi confronti? Pannella è sempre stato scomodo, le sue iniziative nonviolente come gli scioperi della fame e della sete, sono sempre di difesa della legalità costituzionale, che fosse sull’informazione o sulle carceri. Ha sempre scelto di considerare compagno di strada politica chi condivideva la sua e nostra battaglia del momento, senza chiedere la condivisione di tutto il percorso politico. Anche per questo tanti hanno fatto un tratto di strada con Panella. Non so dire se la gratitudine sia sufficiente o no tra i politici, ma sono certa che tra gli italiani, di tutte le condizioni sociali, Pannella è ricordato con affetto e gratitudine.

Si è parlato varie volte dell’ipotesi che Pannella diventasse senatore a vita. Perché non è accaduto e perché ancora si litiga per una targa o una statua in suo onore? Ne parlava spesso…scherzava che magari avrebbe fatto come Montanelli, cioè avrebbe rinunciato. In realtà Marco è rimasto fino alla fine un irregolare, imprevedibile. Ci sono già opere d’arte o passeggiate dedicate a Pannella, e dopo i dieci anni dalla morte ce ne saranno altre. Ripeto, qualunque polemica verrà superata dal fatto che gli italiani, anche quelli che non lo hanno mai votato, lo riconoscono come un campione della democrazia e dei diritti. A suo modo e con i suoi modi, un padre della Patria.

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