Crescono le richieste da parte dei cittadini sudanesi per un intervento urgente delle Nazioni Unite e delle sue agenzie, al fine di indagare e punire i responsabili degli attacchi contro le aree civili che hanno causato la morte di centinaia di bambini. Tutto questo accade mentre vari attori internazionali lottano contro il tempo per stabilire una tregua che permetta ai civili di riprendere fiato.
Uno di questi attacchi è quello che ha colpito una festa di matrimonio nella città di Kutum, nel Nord Darfur. L’episodio è stato fermamente condannato da Ezzedine Al-Safi, capo dell’Autorità Nazionale per l’Accesso Umanitario del Governo di Pace Sudanese, che ha accusato “l’esercito sudanese guidato da Abdel Fattah al-Burhan” di averlo eseguito.
Secondo quanto riportato dal quotidiano The Sudan Times, Al-Safi ha dichiarato che “il raid ha preso di mira una festa di matrimonio a tarda notte, provocando la morte di oltre 57 persone, tra cui bambini”, descrivendo l’incidente come “parte di uno schema più ampio di attacchi contro i civili”.
In una dichiarazione pubblicata sui social media, Al-Safi ha aggiunto: “Questo atto brutale si aggiunge a centinaia di altri attacchi contro i civili, che sono costati la vita a più di 700 tra uomini, donne e bambini”. Ha inoltre accusato l’esercito sudanese e le forze islamiste alleate di “utilizzare tattiche come la pulizia etnica e la politica della terra bruciata nella loro campagna”, sottolineando che questi metodi sono da tempo fondamentali nella loro condotta durante il conflitto.
Al-Safi ha criticato duramente quello che ha definito “l’inazione globale”, affermando che “gli attacchi continuano nel silenzio, nella negligenza e nell’impunità”. Ha quindi esortato i cittadini sudanesi a unirsi contro la violenza e ha invitato le istituzioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale (CPI), a “intraprendere azioni rapide e decisive per proteggere i civili e ritenere i responsabili delle loro azioni”.
“Una nuova strage”
Suleiman Sandal Haggar, leader del Movimento per la Giustizia e l’Uguaglianza (JEM) e Ministro dell’Interno del governo di fondazione, ha dichiarato:
“In una nuova strage, che può essere descritta solo come orribile, brutale, vendicativa e razzista, i droni dell’esercito sudanese affiliato al regime terrorista dei ‘Kizan’ (i Fratelli Musulmani) – quell’esercito razzista e odioso, un esercito di colonizzazione interna – hanno ucciso 57 cittadini e ne hanno feriti 107. Tra i morti ci sono dei bambini. Erano tutti a una festa di matrimonio nel quartiere di Al-Salam a Kutum, nel Nord Darfur”.
In un post sulla piattaforma X, Haggar ha aggiunto: “Quando scriviamo una simile condanna, sappiamo che non cambia nulla; il vero cambiamento avviene con le nostre mani e con quelle del popolo. Tuttavia, questa condanna serve a documentare e ricordare i fatti. Non ho alcun dubbio che questo esercito – l’esercito dei Kizan, delle forze di colonizzazione interna e dei suoi battaglioni – sia ormai sconfitto e sia giunto alla fine per volere del popolo sudanese, delle forze fondatrici e dei giovani rivoluzionari che si preparano per la battaglia decisiva”.
Ha inoltre sottolineato che uccidere civili inermi e bambini in un modo così macabro non spaventa i rivoluzionari che rischiano la propria vita; al contrario, “accresce la loro determinazione a porre fine alla colonizzazione interna e a sconfiggerla in modo schiacciante, per costruire un nuovo Sudan e un nuovo esercito che protegga il popolo e ne preservi la dignità e l’onore”.
Tentativi di tregua sabotati
Questo attacco si verifica pochi giorni dopo un rapporto del quotidiano sudanese Edrak, secondo cui il consigliere del Presidente degli Stati Uniti per l’Africa e il Medio Oriente, Massad Boulos, “ha presentato ai rappresentanti permanenti presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU una bozza di proposta americana per fermare i combattimenti in Sudan, basata sull’annuncio di una tregua umanitaria immediata e sulla creazione di un meccanismo delle Nazioni Unite per monitorarne l’attuazione”.
Il quotidiano, citando fonti diplomatiche, ha riferito che in un incontro tenutosi il 28 marzo Boulos ha spiegato che la proposta mira a garantire il flusso ininterrotto degli aiuti umanitari attraverso le linee di contatto e i confini, aggiungendo che Washington si sta coordinando con le Nazioni Unite per istituire accordi di monitoraggio a sostegno della tregua.
Il piano statunitense si fonda su cinque pilastri principali:
· Un cessate il fuoco umanitario urgente.
· Garantire un accesso sostenibile agli aiuti e la protezione dei civili.
· Raggiungere una cessazione permanente delle ostilità con chiari accordi di sicurezza.
· Avviare un processo di transizione politica verso un governo civile.
· Sviluppare un programma a lungo termine per la ripresa e la ricostruzione.
La mossa statunitense si inserisce nel contesto dei preparativi per un imminente evento internazionale a Berlino, in coincidenza con il terzo anniversario dello scoppio del conflitto in Sudan. Washington punta a spingere le parti in conflitto ad accettare una tregua di tre mesi basata su una quarta bozza, senza avviare nuovi round di negoziati.
In precedenza, il 26 marzo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva tenuto una sessione straordinaria su richiesta di Regno Unito, Danimarca e diverse nazioni africane, in seguito a un attacco contro l’ospedale universitario di El Daein nel Darfur. L’attacco, per il quale è stato accusato l’esercito sudanese, ha ucciso circa 70 persone e ne ha ferite almeno 89, mettendo fuori uso la struttura sanitaria e privando oltre due milioni di persone dell’assistenza medica vitale.
Durante la sessione, il Segretario Generale Aggiunto per l’Africa, Martha Ama Akyaa Pobee, e il Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari, Tom Fletcher, hanno fornito aggiornamenti sul deterioramento della situazione umanitaria. Hanno condannato l’attacco all’ospedale, evidenziando l’escalation di violenza contro i civili, la deliberata distruzione delle strutture sanitarie, nonché il peggioramento delle ondate di sfollamento e dell’insicurezza alimentare. I due funzionari hanno lanciato un forte appello per un’azione internazionale coordinata al fine di fermare le ostilità e garantire che i responsabili delle violazioni vengano assicurati alla giustizia.

