Ridurre la differenza tra eta’ biologica ed eta’ anagrafica potrebbe essere associato a una migliore Salute del cervello e a un minor rischio di ictus. Sono i risultati di uno studio preliminare guidato da Cyprien Rivier della Yale University, presentato all’American Academy of Neurology Annual Meeting 2026, in programma dal 18 al 22 aprile a Chicago e online.
La ricerca ha analizzato i dati sanitari di 258.169 persone, utilizzando 18 biomarcatori del sangue – tra cui colesterolo, volume medio dei globuli rossi e conteggio dei globuli bianchi – per stimare l’eta’ biologica dei partecipanti. In un sottogruppo dei partecipanti sono stati inoltre effettuati test cognitivi e scansioni cerebrali per valutare eventuali segni di danno neurologico. L’eta’ biologica rappresenta una stima dello stato di Salute dell’organismo basata su indicatori fisiologici e metabolici, che puo’ differire dall’eta’ cronologica. All’inizio dello studio i partecipanti avevano in media un’eta’ biologica di 54 anni, rispetto a un’eta’ anagrafica media di 56 anni. Sei anni dopo, l’eta’ biologica media risultava pari a 58 anni, mentre l’eta’ cronologica media era salita a 62 anni.
Nel corso di un periodo medio di osservazione di circa dieci anni, i ricercatori hanno identificato i partecipanti che avevano sviluppato un ictus. I risultati mostrano che le persone con un’eta’ biologica superiore alla propria eta’ anagrafica presentavano risultati meno favorevoli alle scansioni cerebrali e punteggi piu’ bassi nei test di memoria e capacita’ cognitive. Inoltre, questi individui avevano un rischio di ictus superiore del 41% rispetto a chi presentava un’eta’ biologica piu’ giovane o simile alla propria eta’ cronologica. Un risultato particolarmente significativo riguarda l’evoluzione del cosiddetto “biological age gap”, cioe’ la differenza tra eta’ biologica ed eta’ anagrafica. I partecipanti che nel corso dello studio sono riusciti a ridurre questo divario tra la prima valutazione e quella effettuata sei anni dopo hanno mostrato un rischio di ictus inferiore del 23% rispetto a chi non aveva registrato miglioramenti. Secondo i ricercatori, questi partecipanti presentavano anche minori segni di danno cerebrale nelle scansioni.
In particolare e’ stata osservata una minore quantita’ di iperintensita’ della sostanza bianca, un indicatore radiologico associato a danni nel tessuto cerebrale e a un aumento del rischio di ictus e declino cognitivo. Nel gruppo che aveva migliorato il proprio “gap” di eta’ biologica, il volume totale di queste lesioni risultava inferiore del 13% per ogni deviazione standard di miglioramento rispetto a chi non aveva registrato progressi. I risultati sono stati ottenuti tenendo conto di altri fattori che possono influenzare il rischio di ictus e danno cerebrale, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari e fattori socioeconomici. Secondo Cyprien Rivier, autore dello studio e membro dell’American Academy of Neurology, i risultati suggeriscono che modificare l’eta’ biologica potrebbe rappresentare un potenziale percorso per proteggere la Salute cerebrale.
“E’ entusiasmante pensare che lavorare per modificare la nostra eta’ biologica possa rappresentare una strada per preservare la Salute del cervello”, ha spiegato Rivier. Secondo il ricercatore, abitudini di vita che favoriscono la Salute cardiovascolare e metabolica – come una dieta equilibrata, attivita’ fisica regolare, sonno adeguato e un buon controllo della pressione arteriosa – potrebbero contribuire a ridurre il divario tra eta’ biologica e cronologica. Lo studio, tuttavia, non ha valutato direttamente programmi specifici di stile di vita e non dimostra un rapporto di causa-effetto tra miglioramento dell’eta’ biologica e riduzione del rischio di ictus. Gli autori sottolineano inoltre che solo una parte dei partecipanti ha effettuato test ripetuti nel tempo, un limite che riduce la possibilita’ di trarre conclusioni definitive sui cambiamenti nel corso degli anni. Secondo i ricercatori saranno necessari ulteriori studi per verificare se interventi mirati a ridurre l’eta’ biologica possano effettivamente diminuire il rischio di ictus e di danni cerebrali nelle fasi avanzate della vita.

