Nuovo capitolo nella storia infinita del Ponte sullo Stretto, con un botta e risposta tra l’Anac e la Stretto di Messina. Per realizzare il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia serve una nuova gara, il decreto del governo non basta e bisogna rispettare le regole europee, avverte l’autorità anticorruzione. Per la Stretto di Messina, società concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione dell’opera, “non sussistono procedure d’infrazione” e i lavori potrebbero partire a fine anno se l’iter approvativo viene completato entro l’estate.
In una serie di audizioni davanti alla commissione Ambiente del Senato sul dl Commissari straordinari e concessioni, che contiene anche disposizioni sul Ponte, vengono sentiti, tra gli altri, il presidente Anac, Giuseppe Busia e l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Il nuovo decreto del governo “non risolve la questione della necessità di una nuova gara per il ponte, permanendo il rischio marcato che la spesa prevista superi il 50% di quella prevista originariamente”, spiega Busia. Inoltre “l’assenza di una gara comporta che il passaggio da un progetto in cui il privato era chiamato a sostenere gran parte dei costi, il 60%, a una decisone politicamente diversa di garantire un finanziamento integralmente pubblico cambia completamente il quadro e quindi richiede una nuova gara”.
Per cui “la soluzione è una nuova gara pubblica, un nuovo contratto a vantaggio di un progetto che potrebbe essere più avanzato e moderno” ma anche “per evitare contenziosi e con la garanzia di rispettare la normativa europea”, sottolinea il presidente Anac. A stretto giro Ciucci tiene a precisare che l’aumento dei costi è dovuto all’indicizzazione dei prezzi. “Con riguardo alla Direttiva Appalti, l’aggiornamento del corrispettivo” del Contraente generale, da 3,9 miliardi del 2006, a 6,7 miliardi del 2011, a 10,5 miliardi di oggi, “è il risultato dell’applicazione di clausole di indicizzazione dei prezzi, anche con riferimento al forte aumento dei prezzi registrato negli ultimi anni, che ha riguardato tutte le opere infrastrutturali in corso di realizzazione e non di varianti di lavori”, spiega. E per il Ponte “le uniche varianti per lavori, che in ogni caso rientrerebbero nel limite del 50%, riguardano il tracciato ferroviario, con le tre stazioni”, specifica Ciucci.
Circa le procedure burocratiche per far ripartire il progetto, l’ad riferisce che ad oggi è stato richiesto il parere al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, all’Autorità di Regolazione dei Trasporti. E’ stato, quindi, avviato la definizione del nuovo Accordo di Programma da sottoporre alla Corte dei conti ed inviata a Bruxelles anche la documentazione richiesta dall’Ue, sia per la direttiva Habitat che per la direttiva Appalti. “Come è stato precisato dai funzionari della Commissione, non sussiste alcuna procedura d’infrazione per il Ponte”, fa presente Ciucci.
“Considerate le procedure previste dal decreto legge in esame e le attività già svolte e in corso, si ritiene che l’iter approvativo possa essere completato entro la fine dell’estate 2026”, afferma l’a.d, e quindi si potrà “avviare la fase realizzativa nell’ultimo trimestre dell’anno”, conclude Ciucci. Tra gli altri auditi anche il comitato No Ponte, che ha denunciato come vengano “paralizzate risorse per un’opera senza alcuna prospettiva di essere realizzata” e l’Oice, Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria, di Architettura e di consulenza Tecnico Economica, che ha invece sottolineato quanto sia “rilevante” il Ponte per il sistema Paese.

