Pesa poco più di un pacco di farina, ma ha già vinto la battaglia più importante della sua vita. Martedì 10 marzo resterà una data simbolo per la sanità siciliana e per l’ospedale Umberto I di Enna, dove una neonata di appena 600 grammi è stata sottoposta con successo a un delicatissimo intervento di cardiochirurgia pediatrica.
La piccola, nata prematura, soffriva della persistenza del dotto di Botallo, un vaso sanguigno fetale che normalmente si chiude subito dopo la nascita. Quando questo non accade, come nel suo caso, il cuore e i polmoni vengono sottoposti a uno sforzo insostenibile, mettendo a rischio una vita già fragilissima. In questi casi, la precisione non è un’opzione, ma l’unica via, ogni millimetro e ogni battito contano quando il paziente è così piccolo da stare nel palmo di una mano.
Invece di rischiare un pericoloso trasporto della neonata verso altri centri, è stata l’eccellenza a muoversi verso di lei. L’intervento è stato eseguito dall’équipe del Centro Cardiologico Pediatrico del Mediterraneo “Bambino Gesù” di Taormina. Sotto la guida del primario, il dottor Sasha Agati, e della dottoressa Ines Andriani, il team, completato dal primario di cardioanestesia Enrico Iannace e dall’infermiera specializzata Concita Scalia, ha operato con un affiatamento millimetrico.
” Quando un bambino sta male, preferiamo unire le forze e raggiungerlo per evitare spostamenti rischiosi”, ha dichiarato il dottor Agati, sottolineando l’importanza del rapporto di fiducia consolidato con l’UTIN di Enna.
Il successo dell’operazione è il frutto di una visione strategica, di una convenzione solida tra l’ASP di Enna, guidata dal Direttore Generale Zappia, e il centro di Taormina. Una scelta che trasforma l’ospedale di Enna in un hub di riferimento capace di attrarre competenze di altissimo livello e servire un bacino d’utenza che travalica i confini provinciali. Oggi la piccola resta sotto l’occhio vigile dei medici del reparto di Terapia Intensiva Neonatale di Enna, che ne cureranno il delicato post-operatorio. La sua storia non è solo un successo della tecnica medica, ma il racconto di una sanità fatta di umanità e cooperazione, dove il “lavoro di squadra” diventa, letteralmente, la differenza tra la vita e la morte.

