CALTANISSETTA. Il 13 marzo 2026 l’umanità sarà chiamata a fermarsi. La Giornata mondiale di preghiera e digiuno per la Pace non è soltanto un appuntamento spirituale: è un invito rivolto ai popoli e alle istituzioni a guardare con lucidità ciò che il mondo è diventato. Un giorno in cui la Pace smette di essere un ideale astratto e diventa una responsabilità politica.
In questo clima di vigilia, due opere del Maestro Francesco Guadagnuolo, ‘Ambasciatore di Pace dell’Universal Peace Federation – ONG con “Special Consultative Status” presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite’, assumono un ruolo particolare: non semplici immagini ma strumenti di coscienza. La prima, segnata da un cielo inciso da scie di missili e droni, non rappresenta la guerra ma il mondo che la Giornata mondiale ci chiede di osservare senza anestesia. Al centro, una stanza vuota: il vuoto lasciato dalle istituzioni quando rinunciano alla responsabilità. La parola “PEACE” non appare come promessa, ma come domanda rivolta ai governi e ai sistemi che alimentano i conflitti.
La seconda opera ritrae Papa Leone XIV in preghiera sulla tomba di Papa Francesco, tra rovine mediorientali che non appartengono al passato ma al presente. La postura del Pontefice non è liturgica: è politica. È l’immagine di un uomo che porta sulle spalle il peso del mondo e che ricorda come la Pace non sia un dono, ma una scelta. L’opera è stata esposta nella mostra “I primi otto mesi di Pontificato di Papa Leone XIV”, allestita nella Chiesa di Santa Maria del Carmine a Pavia in occasione della chiusura del 25° Giubileo detto anche della Speranza.
Le due immagini non illustrano il conflitto: lo interrogano. Strappano la guerra alla banalità delle immagini quotidiane e la restituiscono alla sua dimensione morale. L’arte diventa così un luogo di vigilia, uno spazio in cui la coscienza può ancora parlare.
Il 13 marzo, mentre milioni di persone nel mondo si uniranno nella preghiera e nel digiuno, queste opere sembreranno cambiare natura: non più quadri ma specchi. Specchi che costringono a vedere ciò che la Giornata mondiale ci chiede di non ignorare. La luce che cade. Il cielo che non protegge. Le città che non dormono. Le domande che non trovano risposta.
E tuttavia, in mezzo a tutto questo, una possibilità rimane aperta. La Giornata mondiale lo ricorda con una chiarezza che non ammette scuse: siamo ancora in tempo. Non per vincere, ma per salvarci.

