Bruxelles – Palermo continua a registrare livelli critici di biossido di azoto (NO₂), con valori associati in particolare alle emissioni del traffico stradale e con conseguenze dirette sulla salute dei cittadini. Nel pacchetto infrazioni di dicembre 2025, la Commissione europea ha annunciato l’avvio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, mediante lettera di messa in mora, per il mancato rispetto degli obblighi UE in materia di NO₂ in agglomerati che includono Palermo e per l’inadeguatezza dei piani adottati a conseguire la conformità in tempi brevi.
Le valutazioni disponibili evidenziano criticità persistenti nella qualità dell’aria nell’area urbana di Palermo, nonostante gli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE che impone agli Stati membri di adottare piani efficaci per ridurre il periodo di superamento dei limiti “il più breve possibile”, come ribadito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Alla luce di ciò, l’eurodeputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea per fare piena luce sul perimetro della procedura che riguarda Palermo e sulle misure richieste per affrontare le emissioni da traffico.
“Parliamo di un problema che incide direttamente sulla salute pubblica”, dichiara Antoci. “I cittadini di Palermo hanno diritto a respirare aria pulita e a sapere perché, nonostante norme chiare e obblighi stringenti, i livelli di NO₂ continuino a superare i limiti consentiti”.
“Non bastano interventi spot o misure sulla carta”, prosegue Antoci, “servono piani strutturali con obiettivi chiari, tempi certi e strumenti di controllo efficaci. Ho chiesto alla Commissione quali evidenze tecniche ritenga necessarie per dimostrare un percorso credibile verso la conformità”.“Con il nuovo quadro introdotto dalla direttiva (UE) 2024/2881”, conclude Antoci, “l’Europa ha rafforzato ulteriormente gli standard sulla qualità dell’aria. Ora è fondamentale che questi standard vengano rispettati ovunque, a partire da città come Palermo, dove il diritto alla salute non può continuare a essere sacrificato all’inerzia e alla cattiva gestione”.

