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Quali sono i settori in crescita della Sicilia oggi

Redazione

Quali sono i settori in crescita della Sicilia oggi

Mer, 11/02/2026 - 21:41

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Il PIL siciliano è cresciuto dell’1,3%, superando la media del Mezzogiorno. L’occupazione ha registrato un +4,6% e la disoccupazione è scesa al 13%. Numeri che mettono in discussione vecchi stereotipi e restituiscono l’immagine di una regione più dinamica di quanto spesso si racconti.

L’isola non solo recupera terreno, ma in diversi comparti riduce il divario con il Centro-Nord e, secondo gli indicatori di reputazione turistica, si colloca tra le destinazioni più attrattive d’Europa.

Quali sono, allora, i settori che stanno guidando questa trasformazione? Dall’industria turistica all’economia del mare, passando per digitale e infrastrutture, la mappa dei comparti trainanti disegna un’economia sempre più diversificata e moderna.

La fotografia economica dell’isola

L’ultimo rapporto della Banca d’Italia conferma un’economia regionale in movimento e un progressivo avvicinamento ai ritmi di crescita del Centro-Nord. A migliorare non sono solo i livelli occupazionali, ma anche la qualità del lavoro, con un aumento delle posizioni ad alta qualifica e competenze specialistiche.

La produttività mostra segnali di recupero, mentre gli investimenti restano sostenuti dagli incentivi pubblici (come il piano nazionale Transizione 4.0) che stanno spingendo le imprese verso digitalizzazione, efficienza energetica e automazione. Anche i consumi delle famiglie tornano a crescere, favoriti dal recupero del potere d’acquisto e dal rallentamento dell’inflazione.

Nel complesso emerge il quadro di un sistema produttivo più dinamico e meno dipendente dai settori tradizionali.

Turismo: il settore che traina l’economia dell’isola

Il turismo si conferma uno dei principali motori della crescita siciliana. Nell’ultimo anno l’isola ha superato i 22 milioni di presenze, con un incremento a doppia cifra rispetto all’anno precedente, mentre gli arrivi hanno raggiunto quota 7 milioni.

Aumenta anche la permanenza media, segnale di una maggiore capacità di trattenere i visitatori e di generare spesa sul territorio.

Secondo gli indicatori di reputazione delle destinazioni, la Sicilia si colloca stabilmente tra le mete europee più attrattive. La crescita dei flussi è sostenuta anche dal traffico aeroportuale: Palermo e Catania hanno movimentato complessivamente oltre 22 milioni di passeggeri, con un aumento costante della componente internazionale, in particolare dai Paesi dell’Unione Europea e dal mercato nordamericano.

Le politiche regionali puntano ora sulla destagionalizzazione e sul rafforzamento dei segmenti a maggiore valore aggiunto, dal turismo di fascia alta agli eventi e alle produzioni cinematografiche, con l’obiettivo di distribuire i flussi lungo tutto l’anno e consolidare l’impatto economico del comparto.

Gioco online e intrattenimento digitale: un fenomeno in espansione

Palermo e Catania si confermano tra le città italiane con la maggiore diffusione del gioco d’azzardo, un settore in rapida evoluzione soprattutto verso il digitale. Nel capoluogo siciliano la spesa media pro capite per adulto supera i 4.500 euro, mentre a Catania si arriva a quasi 4.800 euro, valori tra i più elevati tra le grandi città italiane. Complessivamente, la raccolta tra gioco fisico e online si attesta intorno ai 2,4 miliardi di euro a Palermo e quasi 1,2 miliardi a Catania.

Una quota significativa di queste cifre riguarda il gioco online, che nelle due città sfiora il 67% del totale, ben al di sopra della media nazionale. Gran parte di questo mercato è rappresentato dai casinò online AAMS, piattaforme regolamentate e recensite dagli esperti del settore, che garantiscono sicurezza delle transazioni, trasparenza e sistemi di pagamento affidabili. Allo stesso tempo, l’espansione di questo mercato solleva questioni di natura sociale, tra cui rischi legati alla dipendenza e alla gestione responsabile del gioco.

Il comparto ha anche un impatto sul mercato del lavoro, generando domanda di professionalità tecniche legate alla gestione delle piattaforme digitali e alla sicurezza informatica. Tuttavia, tali effetti positivi devono essere valutati nel contesto di un settore complesso e fortemente regolamentato. In generale, il gioco online rimane un fenomeno in crescita, ma la sua espansione richiede attenzione sia agli aspetti economici sia a quelli sociali.

Economia del mare: 17 miliardi di valore aggiunto

Se il settore digitale evidenzia come la Sicilia stia evolvendo verso nuove filiere, la Blue Economy mostra la solidità dei comparti tradizionali e il loro impatto strutturale sull’economia regionale. La filiera marittima siciliana genera 17,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 17,6% dell’intera economia dell’isola, collocando la Sicilia tra le regioni leader insieme a Campania, Lazio e Sardegna.

Il sistema marittimo conta 102.000 occupati e 29.561 imprese, corrispondenti al 6,4% del totale regionale. I settori più rilevanti sono i servizi di alloggio e ristorazione (36,5% del valore aggiunto), la movimentazione di merci e passeggeri via mare (32,8%), la cantieristica navale e le attività di ricerca e tutela ambientale (8,5% ciascuna). La filiera ittica contribuisce per il 7%, mentre le attività sportive e ricreative incidono per il 6,3%.

A livello provinciale, Palermo guida la classifica con il 37,5% del valore aggiunto regionale, seguita da Catania (17,5%) e Messina (16,1%). Palermo si colloca al sesto posto tra le province italiane per numero di imprese blu, mentre Messina occupa la decima posizione nazionale. L’edizione di Seacily, il Salone della nautica ospitato a Castellammare del Golfo, conferma il ruolo della Sicilia come hub strategico del Mediterraneo.

Immobiliare: la Sicilia conquista gli acquirenti stranieri

Oltre ai comparti tradizionali e marittimi, la Sicilia mostra segnali di vitalità anche nel mercato immobiliare, trainato da una domanda internazionale in crescita. Nell’ultimo anno le richieste estere sono aumentate del 4,17%, consolidando un trend positivo che l’isola aveva già registrato negli anni precedenti. Con l’11,25% delle richieste complessive a livello nazionale, la Sicilia si conferma la seconda regione più ricercata dopo la Toscana.

Tra i comuni più ambiti figurano Caltagirone, seguito da Noto, Siracusa e Ragusa. Crescono anche località meno conosciute, come Chiusa Sclafani, che registra un balzo dell’85,98%. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di provenienza (25,69%), mentre il Regno Unito segna un incremento del 91,58%.

Le preferenze degli acquirenti si orientano soprattutto verso case indipendenti e ville, con oltre il 60% delle richieste rivolte a immobili già ristrutturati. Il valore medio degli immobili richiesti è di 210.629 euro, con una forte concentrazione nella fascia fino a 100.000 euro, fattore che rende la Sicilia particolarmente accessibile per il pubblico internazionale. Cresce inoltre il numero di richieste inviate da chi visita l’isola, a conferma che l’esperienza diretta del territorio influisce significativamente sulla decisione di acquisto.

Costruzioni e PNRR: 12 miliardi per le infrastrutture

Il settore delle costruzioni siciliano mostra una netta dicotomia tra pubblico e privato. L’edilizia privata rallenta dopo la progressiva riduzione del Superbonus, mentre le opere pubbliche accelerano grazie al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Alla Sicilia sono stati assegnati 12,3 miliardi di euro di fondi PNRR, con l’86% delle gare già aggiudicate. Tuttavia, meno della metà dei cantieri è stata effettivamente avviata o completata, a conferma dei ritardi che caratterizzano molte opere.

I principali interventi riguardano infrastrutture stradali, efficientamento energetico degli edifici pubblici, digitalizzazione della pubblica amministrazione e potenziamento del sistema sanitario. Le Case di comunità, ad esempio, risultano operative solo per il 3,7%, a dimostrazione delle difficoltà nell’attivazione dei servizi territoriali.

Nonostante le criticità, il comparto delle costruzioni resta strategico per l’economia siciliana, con prospettive di crescita strettamente legate all’effettiva realizzazione delle opere finanziate e alla capacità di completare i cantieri nei tempi previsti.

Le criticità da superare: settori in difficoltà

Non tutto cresce nell’economia siciliana. L’agricoltura ha affrontato un anno particolarmente difficile a causa della siccità, con cali significativi nella produzione di cereali, olive e uva e una contrazione del 30% per il vino. Gli invasi idrici hanno registrato livelli inferiori del 40% rispetto all’anno precedente, mettendo a rischio l’intero comparto e richiedendo interventi strutturali urgenti.

Anche l’export complessivo ha subito una battuta d’arresto, con una contrazione dell’8,3% principalmente legata al settore petrolifero, che rappresenta circa il 60% delle esportazioni regionali. Al netto del petrolio, le vendite estere sono cresciute del 3,3%, grazie a chimica e agroalimentare, ma la dipendenza da un singolo comparto rende l’economia fragile di fronte alle oscillazioni dei mercati.

Tra le altre criticità si segnalano il credito alle imprese in calo, la gestione dei rifiuti ancora inefficiente, la fragilità finanziaria di alcuni comuni e i ritardi nell’attivazione delle Case di comunità sanitarie.

Quali opportunità per investitori e professionisti

Nonostante le sfide, la trasformazione dell’economia apre scenari interessanti per investitori e professionisti. I settori digitali offrono le prospettive più promettenti: specialisti in intelligenza artificiale, analisti di big data e esperti di cyber security sono tra le figure più ricercate, mentre le imprese puntano su robotica, efficienza energetica e Transizione 4.0.

Il turismo continua a crescere, richiedendo competenze manageriali, marketing territoriale e professionalità specializzate come il wedding planning; la Blue Economy cerca ingegneri navali, biologi marini ed esperti di logistica portuale; l’immobiliare ha bisogno di consulenti per transazioni internazionali; le costruzioni richiedono project manager per le opere PNRR.

Chi vuole puntare sui settori in crescita deve investire nella formazione continua e nelle competenze tecniche avanzate, seguire i flussi di investimento pubblici e fondi europei, valorizzare le conoscenze linguistiche e monitorare i bandi per startup innovative. In un mercato in rapida evoluzione, aggiornamento e specializzazione diventano strumenti fondamentali per trasformare le sfide economiche in opportunità concrete.

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