In Italia una parte crescente della popolazione incontra ostacoli concreti nell’accesso alle cure, un fenomeno che non ha carattere episodico ma emerge con chiarezza dai dati ufficiali delle principali istituzioni statistiche e sanitarie. A richiamare l’attenzione sul tema è il Codacons, sulla base delle più recenti evidenze istituzionali.
Secondo le rilevazioni dell’ISTAT, una quota significativa di cittadini dichiara di aver rinunciato a visite specialistiche o accertamenti diagnostici ritenuti necessari, indicando come cause principali motivi economici, tempi di attesa e difficoltà organizzative del servizio sanitario.
Si tratta, osserva Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons, di un fenomeno che non riguarda esclusivamente situazioni di marginalità estrema, ma interessa anche famiglie e individui in condizioni di vulnerabilità economica.
Nel commentare tali dati – Tanasi sottolinea – come la rinuncia alle cure non possa essere interpretata come una scelta individuale, ma come l’effetto di un accesso non sempre tempestivo ed efficace alle prestazioni sanitarie, con possibili riflessi sul principio di uguaglianza nell’esercizio del diritto alla salute.
Ulteriori elementi di attenzione emergono dal monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) effettuato dal Ministero della Salute attraverso il Nuovo Sistema di Garanzia. Le analisi evidenziano differenze territoriali nella capacità di erogare servizi sanitari fondamentali, in particolare nell’ambito dell’assistenza distrettuale e specialistica, con effetti sull’equità complessiva del sistema.
Il contesto nazionale si inserisce in una dinamica più ampia rilevata anche a livello internazionale. I rapporti dell’OCSE mostrano come l’incidenza della spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle famiglie, la cosiddetta spesa “out-of-pocket”, sia associata a maggiori disuguaglianze nell’accesso alle cure, con un impatto più significativo sulle fasce economicamente più fragili.
Un ulteriore profilo riguarda l’accesso ai farmaci e la continuità terapeutica. Le analisi dell’AIFA, attraverso i Rapporti dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali, segnalano variabilità territoriali nell’appropriatezza prescrittiva e nell’aderenza alle terapie, che in contesti di vulnerabilità possono incidere sulla regolarità dei percorsi di cura.
Secondo Tanasi, la povertà sanitaria produce effetti che vanno oltre la dimensione individuale, poiché il rinvio delle cure e la riduzione della prevenzione possono favorire diagnosi tardive e aggravamenti clinici, con ripercussioni anche sull’utilizzo dei servizi di emergenza e sull’equilibrio complessivo del sistema sanitario.
Nel loro insieme, i dati istituzionali delineano un quadro che richiede attenzione: senza un rafforzamento strutturale della sanità pubblica, della medicina territoriale e di un accesso uniforme ai livelli essenziali di assistenza, il principio di universalità del diritto alla salute rischia di indebolirsi.- conclude Tanasi.

