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La Nissa come specchio della città: la lettera aperta di Alessio Cordova a Caltanissetta. “La Citta non è povera di potenzialità”

Redazione

La Nissa come specchio della città: la lettera aperta di Alessio Cordova a Caltanissetta. “La Citta non è povera di potenzialità”

Mar, 20/01/2026 - 12:24

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Una riflessione netta, priva di mediazioni, che va oltre il calcio e chiama in causa l’intera comunità cittadina. È la lettera aperta pubblicata sul profilo Facebook di Alessio Cordova, un intervento che utilizza la vicenda della Nissa come chiave di lettura più ampia per analizzare limiti, responsabilità e mancanza di coraggio di Caltanissetta. Un testo che interpella direttamente politica, imprenditoria e tifoseria, ponendo una domanda centrale: la città è ancora in grado di sostenere chi prova a costruire un progetto reale?

“È una città povera di coraggio.
Lo dimostrano le classifiche sulla qualità della vita, che ogni anno ci vedono inchiodati in fondo. Ma soprattutto lo dimostra il modo in cui questa città reagisce — o meglio, non reagisce — quando qualcuno prova a investire davvero.
La Nissa oggi non è solo una squadra di calcio.
È una cartina di tornasole.
È il modo più chiaro per capire se Caltanissetta è ancora capace di sostenere un progetto o se preferisce continuare a sabotare il proprio futuro con l’inerzia, l’attendismo e la critica sterile.
Questa lettera è rivolta prima di tutto alla politica locale.
Una politica che troppo spesso si limita a presenziare, a commentare, a mettersi di lato.
Sostenere non significa fare proclami o scattare foto allo stadio. Sostenere significa creare condizioni, semplificare, assumersi responsabilità, esporsi.
Quando questo non accade, non è neutralità: è complicità con il fallimento.
Chi investe nello sport — e nella Nissa in particolare — non chiede scorciatoie. Chiede serietà, interlocutori affidabili, visione.
Se la politica non è in grado di offrirle, allora abbia almeno il coraggio di ammetterlo. Perché lasciare soli gli investitori equivale a spingerli alla porta.
Questa lettera è rivolta anche agli imprenditori locali.
Perché a Caltanissetta gli imprenditori ci sono. Ma troppo spesso restano defilati. Aspettano. Guardano. Giudicano.
Salgono sul carro solo quando il risultato è già garantito, quando il rischio è stato assorbito da altri.
Ma una città non cresce con gli applausi a posteriori. Cresce quando chi ha possibilità e mezzi decide di metterci la faccia, non solo il commento.
Sostenere un progetto come la Nissa non è beneficenza. È investimento sul territorio. È scegliere se restare marginali o provare a diventare protagonisti.
E questa lettera, infine, è rivolta anche ai tifosi occasionali.
A quelli che vanno allo stadio solo se si vince.
A quelli che pretendono risultati immediati, ma abbandonano alle prime difficoltà.
A quelli che fischiano prima di capire, che insultano prima di sostenere, che spariscono quando serve davvero.
Questo non è tifo. È consumo.
E il consumo non costruisce nulla.
Una squadra, soprattutto in una città fragile come Caltanissetta, non cresce con l’umore settimanale. Cresce con la continuità, con la presenza, con la capacità di reggere anche quando il percorso è in salita.
Chi investe guarda anche questo. E capisce in fretta se vale la pena continuare o andare via.
Perché chi viene da fuori non ha legami emotivi che lo trattengono.
Ha solo una scelta: restare o andarsene.
E quando se ne va, non perde solo lui.
Perde la città. Perde credibilità. Perde attrattività. Perde l’ennesima occasione di dimostrare che può essere diversa.
La Nissa oggi è un’opportunità reale.
Non perfetta. Non infallibile. Ma reale.
Il calcio, lo sport in generale, non è un passatempo domenicale, può essere un volano importante.
Può diventare un esempio virtuoso di imprenditoria sportiva in una città che ha bisogno disperato di esempi positivi.
Oppure può diventare l’ennesima storia già vista: entusiasmo iniziale, solitudine, disimpegno, fallimento.
E poi le solite lamentele!
Il bivio è chiaro.
E questa volta non si potrà dire “non lo sapevamo”.
Perché una città che non sostiene chi prova a costruire, alla fine, resta esattamente dov’è.
In fondo alle classifiche.
E senza più nemmeno un progetto da criticare”.

La lettera di Alessio Cordova non è soltanto uno sfogo, ma un atto politico e civile nel senso più ampio del termine. Un richiamo alla responsabilità collettiva che utilizza la Nissa come simbolo di una sfida decisiva: scegliere se continuare a restare alla finestra o assumersi il rischio di sostenere chi prova a cambiare le cose. Perché, come emerge chiaramente dal testo, il vero fallimento non è perdere una partita o un campionato, ma rinunciare definitivamente a credere in un progetto.

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