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Sicilia. Stupro di gruppo a Palermo: Gup, gli imputati si sono vantati

Redazione

Sicilia. Stupro di gruppo a Palermo: Gup, gli imputati si sono vantati

Gio, 06/06/2024 - 19:36

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Una serie di ammissioni “involontarie”, sotto forma di vanterie vere e proprie, fatte dagli stessi protagonisti dello stupro di gruppo che il 7 luglio scorso vide vittima una ragazza allora di 19 anni, a Palermo. E’ partendo da questo che il giudice dell’udienza preliminare del tribunale dei minorenni del capoluogo siciliano, Maria Pino, ha motivato la propria severa condanna nei confronti dell’unico dei sette imputati che all’epoca dei fatti non aveva ancora compiuto i 18 anni, cosa che avvenne 20 giorni dopo l’aggressione, consumata in un cantiere abbandonato del Foro Italico.

Alla base della decisione, spiegata in 33 pagine depositate oggi, il Gup Pino pone il compiacimento che lo stesso giovane (condannato a otto anni e otto mesi, quando il pm aveva chiesto otto anni) e i sei complici maggiorenni avevano espresso nell’immediatezza dei fatti, in conversazioni intercettate nella sala d’attesa della caserma dei carabinieri in cui erano stati convocati apposta, o recuperate dai loro cellulari e in particolare dalle conversazioni di WhatsApp.

I sei che gia’ avevano compiuto 18 anni, nel luglio scorso, rischiano ora pene pesantissime, perche’ hanno optato per il rito ordinario, che non da’ diritto a sconti: l’ex minorenne ha invece fatto l’abbreviato, quindi ottenendo un terzo della pena in meno, e ha goduto anche del regime sanzionatorio meno grave, previsto per i minorenni. Il Gup osserva che proprio dalle parole dei maggiorenni viene fuori con chiarezza il dissenso della vittima, che aveva chiesto che i sette smettessero di abusare di lei..

Nella sentenza il giudice Pino riporta alcune loro affermazioni, tratte dalle captazioni, devastanti ai fini processuali. Diceva ad esempio Samuele La Grassa: “Quello che la struppio’ (le fece male, ndr) di piu’ e’ stato Cristian (Barone, altro imputato ndr)”. Christian Maronia: “Il Trapani (Gabriele, altro imputato ndr) se la ficcava (ne abusava, ndr), stava ficcando, lei non voleva, faceva: ‘No, basta!'”. E poi le violenze fisiche. Ancora La Grassa: “Ma no, oltre a questo, compa’ – diceva rivolto a un amico – i pugni, i pugni che le davano e pure gli schiaffi”. Elio Arnao: “Minchia, non ansimava piu’, faceva ‘ahia, ahia’ le faceva male…”. E poi altre frasi irripetibili, concernenti dettagli dello stupro.

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