Salute

Caltanissetta, il nuovo “presente” dei profughi ucraini: c’è chi torna a casa e chi trova lavoro

Marcella Sardo

Caltanissetta, il nuovo “presente” dei profughi ucraini: c’è chi torna a casa e chi trova lavoro

Ven, 17/06/2022 - 11:37

Condividi su:

Nei mesi scorsi abbiamo seguito la vicenda di alcuni profughi ucraini fuggiti dalla guerra per trovare un rifugio sicuro.

Associazioni e organizzazioni umanitarie si sono messe all’opera per poter sostenere e supportare queste persone che avevano bisogno di avere, sopra la testa, un tetto senza vivere nel timore che crollasse loro addosso a causa di una bomba.

La Cooperativa Etnos e il GRAF sono stati in prima linea in questa catena di sostegno e solidarietà.

Adesso, passati diversi mesi dall’inizio del conflitto, c’è chi “tira le somme” e riorganizza il proprio presente pianificando un futuro differente da quello che, certamente, si era immaginato.

Come Victoria, l’unica donna ucraina ospite alla Casa di Josè che parla correntemente l’italiano, andata via dal suo Paese insieme alle donne della sua famiglia e ai loro bambini.

In un nostro precedente incontro Виктория (Victoria in alfabeto cirillico) ci aveva raccontato che, insieme al gruppo con il quale è partita, aveva aspettato diversi giorni prima di decidere di lasciare la loro casa in Provincia di Kiev. “Speravamo che il conflitto durasse solo pochi giorni, che fosse più una minaccia di aggressione per avviare gli incontri diplomatici che una guerra di invasione”.

Ma la speranza di un “bluff” svanì subito e, tra treni, autobus e centri umanitari di accoglienza Victoria e la sua famiglia ha lasciato l’Ucraina per arrivare fino a Caltanissetta dove la cooperativa Etnos le ha accolte nella casa di José.

La solidarietà sociale si è attivata prima di quella istituzionale e, così, i bambini hanno iniziato a frequentare la scuola e attività sportive e ricreative. Un tentativo di garantire una quotidianità che consentisse loro di vedere questo tempo come “opportunità formativa” per conoscere una nuova lingua e una nuova cultura. E mettere, momentaneamente, da parte il vero motivo del loro “viaggio”: quello della fuga da una guerra.

Adesso, però, l’impresa per la quale Victoria lavora come direttrice responsabile delle vendite ha riaperto e ha richiamato in azienda i suoi dipendenti. Il volume d’affari è notevolmente diminuito perché l’azienda, produttrice di pellicole e carte per fioristi, ha minori commesse sia nel mercato interno sia in quello esterno. Con la guerra, infatti, sono saltati gli accordi con i fornitori russi e anche l’invio della merce in Asia è complessa dato che, fino a qualche mese fa, il canale principale di transito era attraversando la Russia.

La scelta, per lei, non è stata facile.

Lasciare Caltanissetta significa abbandonare la sicurezza momentaneamente vissuta, dove non viene messa a rischio l’incolumità fisica o non c’è difficoltà a cercare e trovare cibo, salutare la sorella, la madre e i nipoti senza sapere quando potrà rivederli o essere loro da supporto. “Per i bambini ancora è pericoloso tornare in patria, devono ancora restare protetti qui”.

Lasciare Caltanissetta, però, significa anche tornare in patria dove è rimasto il padre e prendersi cura anche di lui, tornare a lavoro e mantenere il suo posto perché, in questo momento, non sarebbe nemmeno pensabile aggiungere a tutto ciò che vive anche lo stato di disoccupazione.

“Partirò domani, prenderò un autobus a Catania e arriverò fino al confine tramite la Polonia. Poi prenderò un treno che mi porterà a Kiev e poi a casa. Io spero – ha concluso con una voce che, con ferma consapevolezza, lasciava trasparire una nota di amarezza e con un’espressione del viso ben lontana da quella luminosa che ci ha mostrato nella foto di copertina – che non ci sarà necessità di tornare qui in Italia, perché spero che la guerra finisca presto e tutti noi ucraini potremo tornare a vivere serenamente e senza la paura delle bombe o dell’avanzata dell’invasore”.

Alla casa di José, al momento, resteranno 6 donne e 7 minori, due dei quali già adolescenti.

Tutti loro hanno già progetti per l’estate.

I bambini frequenteranno una colonia estiva che permetterà loro di socializzare e conoscere meglio la lingua e la cultura italiana.

Hanna, Marina e Tatiana inizieranno a lavorare lunedì ad Aragona in una piccola azienda di prodotti surgelati con un Tirocinio. Viaggeranno ogni giorno utilizzando un veicolo messo loro a disposizione, comprensivo di carburante, dalla cooperativa Etnos.

Irina, Victoria e Olessia hanno quasi terminato il corso al CPIA per l’alfabetizzazione della lingua italiana e stanno iniziando un corso di formazione professionale a San Cataldo.

Pensare come vivere al meglio il “presente” senza programmare troppo il “futuro”, compreso quello “prossimo”, è ciò che bisogna fare per puntare alla serenità senza mai perdere la speranza.

Articoli correlati