Sabato sera, dalle ore 20, il Vescovo Mons. Mario Russotto ha condotto una Via Crucis per le vie del Centro Storico, e lo ha fatto “Contemplando le vare” del Biangardi.
I Gruppi Sacri erano stati disposti dalla piazza Garibaldi fino a Corso Vittorio Emanuele passando per Corso Umberto, via Redentore, via Maddalena Calafato e viale Conte Testasecca.
Ciascuno di essi rappresentava “una stazione” di sosta davanti alla quale la processione si soffermava e pregava.
Due Carabinieri in alta uniforme hanno scortato il Vescovo durante tutto il tragitto. Dietro di loro i presbiteri delle parrocchie di tutta la città e molti fedeli.
Molti giovani, gudidati dal direttore dell’Ufficio Pastorale Giovanile della Diocesi di Caltanissetta Padre Leandro Giugno, hanno animato la Via Crucis con i suoi canti e gli scout reggevano la Croce di legno che anticipava il corteo.
Particolarmente coinvolgenti sono state riflessioni che il Vescovo ha pronunciato davanti ciascuna scena della Passione di Cristo ricordando come quel dolore e quegli abusi subiti dal Cristo, in realtà, ancora oggi vengono perpetuati. Mons. Mario Russotto ha invitato la popolazione a non ignorare gli eventi, a non girare lo sguardo fingendo che tutto vada bene ma alzare la testa, guardare e agire.
Non sono mancati i riferimenti alla Guerra in Ucraina, alla criminalità organizzata e a tutte quelle forme di violenza perpetuate nel nome di un potere terreno e che si lascia attorno tante vittime innocenti. Nella preghiera il Vescovo ha chiesto di dare a ciascuno la forza di porsi “sentinella di prossimità” e allertare quando si perpetua un crimine o un abuso riconoscendolo come tale e agendo affinché torni la pace e la fraternità.
Alla Processione, nella quale il rispetto del momento religioso, il silenzio della preghiera e i canti hanno dominato la scena, ha partecipato un numeroso stuolo di fedeli che ha vissuto la celebrazione con rispetto di tutte le indicazioni che erano state suggerite e con devozione.
La Settimana Santa, adesso, è ufficialmente iniziata e nel modo più bello, vale a dire ripercorrendo le tradizioni che da decenni sono vissute con fervente intensità dai fedeli.

