Salute

L’ictus cerebrale in Italia colpisce ogni anno 150mila persone

Redazione

L’ictus cerebrale in Italia colpisce ogni anno 150mila persone

Mer, 03/11/2021 - 09:35

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Debolezza da un lato del corpo, bocca storta, difficoltà a parlare o comprendere (afasia), muovere con minor forza un braccio, una gamba o entrambi, vista sdoppiata o campo visivo ridotto, mal di testa violento e improvviso, si manifesta di uno stato confusionale, non riuscire a coordinare i movimenti né stare in equilibrio: questi sintomi, tutti o in parte, potrebbe trattarsi di ictus. 

UNA PERSONA SU QUATTRO È COLPITA DALL’ICTUS NEL CORSO DELLA VITA “Il 29 ottobre si celebra, come ogni anno, la Giornata Mondiale contro l’ictus Cerebrale e la World Stroke Organization ha voluto, per l’edizione 2021, accendere i riflettori su quanto sia importante il riconoscimento tempestivo dei sintomi, lanciando il tema ‘Minutes can save lives’: i minuti cioè possono salvare vite umane, perché quando si tratta di ictus ogni perdita di tempo può stressare problemi. Una persona su 4 verrà colpita da ictus nel corso della propria vita, ma ogni minuto è prezioso’: basti pensare che per ogni secondo che si ritarda dopo l’ictus vengono bruciati 32mila neuroni e per ogni minuto ben 1,9 milioni” dichiara Andrea Vianello, neopresidente di ALICe. Italia Odv, l’Associazione per la Lotta all’ictus Cerebrale.

Il professor Mauro Silvestrini, presidente dell’Italian Stroke Association (Isa) e responsabile della Clinica Neurologica Ospedali Riuniti di Ancona, afferma che “l’ictus è una patologia tempo-dipendente. I risultati positivi che possono essere ottenuti grazie alle terapie disponibili (trombolisi e trombectomia meccanica) sono strettamente legati, infatti, alla precocità con cui si interviene. È dunque fondamentale riconoscere il prima possibile i sintomi e chiamare il 112 per poter arrivare in tempi rapidi in ospedale. In questo modo si può ridurre non solo il rischio di mortalità, ma anche di evitare danni particolarmente gravi, cercando di ridurre danni futuri e soprattutto le conseguenze di disabilità, molto spesso invalidanti, causa da questa malattia”.

COSA FARE SE COMPAIONO SINTOMI DA ICTUS Se compare anche uno solo dei sintomi precedentemente illustrati, è necessario subito il 112 (in quelle regioni dove è attivo il numero unico di emergenza) o il 118, perché è fondamentale che la persona venga portata il più rapidamente possibile negli ospedali, premio dei centri organizzati per il trattamento, cioè le Unità Neurovascolari (Centri ictus – Stroke Unit). Questi reparti sono altamente specializzati per l’inquadramento clinico-diagnostico-terapeutico e per la miglior gestione della malattia, dalla fase acuta alla riabilitazione neuromotoria e cognitiva precoce fino alla prevenzione delle possibili complicanze. 

L’IMPORTANZA DI UN INTERVENTO RAPIDO IN PRESENZA DI ICTUS È necessario, dunque, attuare tutte le strategie possibili per sensibilizzare i cittadini sul ‘fattore tempo’, perché la finestra temporale per intervenire è racchiusa entro le prime 4,5 – massimo 6 ore, anche se un recente studio pubblicato sulla rivista Stroke (Time to Endovascular Treatment and Outcomes in the Dawn Trial) segnala, riportando numerosi casi, che lo spazio per un intervento efficace è stato ora allargato fino alle 24 ore. Si tratta, però, di casi in cui i danni cerebrali sono circoscritti. 

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO CHE FAVORISCONO L’INSORGENZA ALICe. Italia Odv è da sempre impegnata in campagne di informazione per promuovere la conoscenza dell’ictus e dei fattori di rischio che ne favoriscono l’insorgenza, sottolineando che ben l’80% di tutti gli episodi potrebbe essere evitato, partendo proprio dalla individuazione delle condizioni sulle quali si può intervenire, grazie a opportune modifiche nel proprio stile di vita opportuno sotto controllo le patologie che ne possono essere causa. Tra queste, è necessario segnalare la Fibrillazione Atriale (Fa), aritmia cardiaca che colpisce nel nostro paese circa 1 milione di persone ed è la causa di circa il 20% degli ictus ischemici. “Chi è affetto da Fa- spiega il professor Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia- vede aumentare di 4 volte il rischio di ictus tromboembolico, che risulta generalmente molto grave e invalidante perché l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un danno ischemico a più estese di cervello. Questa forma di ictus, infatti, determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’ evento e lascia esiti invalidanti almeno il 50% dei pazienti”.

LA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE ‘ATTENTI A QUEI DUE’ DI ALICE ITALIA ODV È dunque di fondamentale importanza ‘intercettare’ il più rapidamente possibile i pazienti con Fa e istituire una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di ictus, una volta effettuata la diagnosi. “La relazione pericolosa tra ictus e fibrillazione atriale- informa Nicoletta Reale, past president di ALICe. Italia Odv- è stata al centro della campagna di sensibilizzazione ‘Attenti a quei due’, che si è conclusa nei giorni scorsi dopo aver toccato Arezzo, Bari, Caserta, il più rapidamente possibile i pazienti con Fa e istituire una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di ictus, una volta effettuata la diagnosi. “La relazione pericolosa tra ictus e fibrillazione atriale- informa Nicoletta Reale, past president di ALICe. Italia Odv- è stata al centro della campagna di sensibilizzazione ‘Attenti a quei due’, che si è conclusa nei giorni scorsi dopo aver toccato Arezzo, Bari , Caserta, il più rapidamente possibile i pazienti con Fa e istituire una terapia anticoagulante per ridurre il rischio di ictus, una volta effettuata la diagnosi. 

“La relazione pericolosa tra ictus e fibrillazione atriale- informa Nicoletta Reale, past president di ALICe. Italia Odv- è stata al centro della campagna di sensibilizzazione ‘Attenti a quei due’, che si è conclusa nei giorni scorsi dopo aver toccato Arezzo, Bari , Caserta, Catania, Torino e Vicenza. Grazie al contributo non condizionato dell’Alliance Bristol-Myers Squibb- Pfizer, abbiamo potuto realizzare, in queste 6 città, coinvolte in un progetto-pilota, ben 125 videoconsulti con neurologi e cardiologi che sono stati a disposizione dei cittadini per dichiarare quali siano i migliori comportamenti da questa malattia”.

Reale aggiunge “grazie alla socialità, ideata per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di non sottovalutare lo stretto rapporto tra cuore e cervello, abbiamo raggiunto quasi 800mila persone e ottenuto oltre 4.000 interazioni. Sono inoltre tantissime, quasi 4.500, le persone che hanno compilato il questionario. Purtroppo, però, la strada da fare è ancora molta, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia per il miglioramento delle terapie attualmente disponibili

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