“I genitori si trovano in un corridoio buio nel quale sono stati cacciati da una cultura mediatica che suggerisce loro di stare vicini ai propri figli quando guardano delle schifezze, in questo modo proteggendoli. Ma quindi, chiedo io, se si sta vicino a un figlio di 9 anni mentre vede un film dell’orrore o un film pornografico, la vicinanza del genitore migliorerà la visione del film e aiuterà il bambino a capire? È una convinzione grottesca, perché i contenuti sono sempre gli stessi”.
Daniele Novara, pedagogista, non ha dubbi rispetto all’inutilità dello spiegare ai bambini contenuti non adatti a loro. “Piuttosto- aggiunge commentando con la Dire il fenomeno ‘Squid game’ (la serie televisiva coreana disponibile su una nota piattaforma televisiva che sta avendo un successo planetario, ndr)- ritengo che la vicinanza dei genitori mentre si guardano certi programmi che sarebbero vietati viene interpretata dai bambini come un’autorizzazione e quindi non solo c’è un danno, ma anche una beffa. È un’idea da evitare, che ha invece portato i bambini e i ragazzi a vedere qualsiasi cosa perché i genitori sono convinti che basti stare loro vicino”.
“In Squid game- ribadisce il pedagogista- non c’è nulla da spiegare. Alla base c’è solo sadismo, un contenuto estremo che attrae molto le persone e consente alla piattaforma di avere molti abbonamenti, ma tutto è finalizzato solo a fare soldi”. Gli episodi di emulazione e il grande successo della serie anche tra i giovanissimi, tiene a precisare l’esperto, non hanno nulla a che vedere con il gradimento da parte di bambini e ragazzi. “Ai più piccoli non piacciono programmi così violenti, perché normalmente la VIOLENZA spaventa i bambini. Ne sono sicuramente affascinati, attratti- chiarisce- perché sono programmi strutturati in modo che quando ci entri dentro non riesci più ad uscire attraverso il meccanismo dell’immedesimazione. Ma questo ovviamente comporta l’esposizione dei bambini a contenuti che, senza che loro se ne rendano conto, li danneggiano a livello emotivo”.
“Esistono contenuti inaccessibili alle emozioni e al sistema neurovegetativo infantili- ricorda Daniele Novara- Sono contenuti che mandano in corto circuito la capacità del bambino di sostenerli e sono al limite del traumatico. Ad esempio, i film dell’orrore, quelli horror o sulle catastrofi e anche alcune immagini reali, possono porre i bambini in una condizione di forte deprivazione e avere ripercussioni emotive, con stati depressivi, e cognitive con conseguenze sulla motivazione scolastica, sulla socializzazione, sulla convivenza con i coetanei e con gli adulti. Il bambino- chiarisce in conclusione il pedagogista- perde la fiducia che gli adulti siano in grado di tutelarlo rispetto a determinate situazion

