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Rassegna Stampa. L’intervista, Cancelleri: «Asse con il Pd in Sicilia per un “triplete”»

Mario Barresi - La Sicilia

Rassegna Stampa. L’intervista, Cancelleri: «Asse con il Pd in Sicilia per un “triplete”»

Mer, 14/04/2021 - 07:31

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Rassegna Stampa. L’intervista, Cancelleri: «Asse con il Pd in Sicilia per un “triplete”»

Cancelleri, il M5S cosa sta facendo,
oltre a invocare le dimissioni
di Musumeci, per costruire
un’alternativa per il 2022?
«Noi abbiamo costruito un’alternativa
in un percorso che dura da dieci anni. E
la crescita di una classe dirigente sempre
più credibile e di qualità, adesso, si
consolida con l’evoluzione del Movimento,
che lo porta sempre di più a
dialogare con altre forze».
Pare la risposta di un sottosegretario
democristiano, anziché grillino. Entriamo
nel dettaglio: chi siete, chi state
diventando, con chi volete stare?
«Siamo un movimento che ha dimostrato
di saper governare a tutti i livelli
e che adesso sta mutando pelle, migliorando
alcuni aspetti organizzativi e
strutturandoci di più. E in questo la
presenza di Conte è fondamentale.
Sulle alleanze, io parlo come Giancarlo
Cancelleri senza prendere impegni per
il livello nazionale o regionale: anche
in Sicilia non si può prescindere dall’alleanza
con il Pd».


È il solito gioco delle parti. Poi, ad esempio
nei comuni, le buone intenzioni
si scontrano col il dogma del “deci –
dono gli attivisti locali”. Anche per gli
alleati è un problema: con chi devono
parlare per le Regionali?
«Nei comuni siciliani abbiamo cominciato
l’anno scorso un dialogo, con il Pd
e non solo, che ci ha dato già le prime
soddisfazioni. E stiamo continuando:
ad Alcamo, Misterbianco e Grammichele,
giusto per citarne alcuni, ci sono
segnali positivi, anche a Caltagirone e
Porto Empedocle ci sono prove di disgelo.
Condivido con lei l’altro concetto:
talvolta nelle scelte ci sono difficoltà
nell’interpellare tante persone. Ma
nel processo di transizione in atto nel
M5S, grazie a Conte ci sarà finalmente
una sorta di capo politico regionale, già
previsto dal nostro statuto, ma mai attuato.
Una figura che potrà interloquire
sulle alleanze locali, facendo scelte
di cui si assumerà le responsabilità».
E l’identikit, in Sicilia, corrisponde a
un ex deputato regionale, due volte
candidato governatore, oggi nel governo
Monti?
«Non è un tema sul tavolo. In primo
piano, invece, c’è il grande merito che
va dato al gruppo dell’Ars, che sta fornendo
un’azione propulsiva alla politica
regionale e allo stesso tempo sta assicurando
un avvicinamento sui territori.
Mi spiego meglio: è più difficile
che le dinamiche nazionali condizionino
la base nei piccoli comuni, dove invece
è più efficace il buon esempio che
arriva dai nostri deputati regionali».
Stiamo divagando. Torniamo al punto:
cosa volete fare per le Regionali?
«L’elezione del prossimo governatore
siciliano per il M5S non può rimanere
fuori da un ragionamento complessivo.
In due anni in Sicilia ci sarà un “tri –
plete”: sindaco di Palermo, elezioni regionali
e sindaco di Catania. Io ho sempre
detto che il duo Conte-Letta darà
energia positiva, visione e prospettiva
a un’alleanza fra noi e il Pd, in un contesto
in cui ci misureremo a Roma, Napoli,
Torino e in altre città. E lei pensa
che la Sicilia possa fare discorso a sé in
una partita così importante, alla vigilia
delle prossime politiche?».
E alle Regionali ve la giocherete assieme
al Pd. Con quale candidato?
«Ce la giocheremo, a mio modo di vedere,
assieme al Pd, alle forze riformiste
e a un’area moderata che da noi ha
sempre un certo peso. Prima individuando
un percorso comune e poi parlando
di nomi».
Finge di non sapere che c’è Fava in
campo?
«Lo so benissimo. Come so che non è il
momento del “chi”, ma del “con chi”.
Non possiamo scegliere l’amaro o il
caffè se ancora non sappiamo nemmeno
a quale tavolo siamo seduti e con
chi. Parliamo di perimetro, di cose in
comune, di soluzioni migliori per la Sicilia,
in un percorso chiaro e lineare. Le
fusioni a freddo si scollano un secondo
dopo essere atterrati, bisogna evitare
gli errori degli altri. La mia vecchia
battuta era che Musumeci era il Crocetta
del centrodestra. Ma sta facendo
talmente peggio che l’ho aggiornata:
forse era Crocetta, senza saperlo, a essere
il Musumeci del centrosinistra.
Serve un’alleanza organica e ben strutturata
».
In cui lei, magari, coltiva il sogno di riprovare
per la terza volta la corsa a Palazzo
d’Orléans…
«In questo momento voglio dare il mio
contributo per un gioco di squadra che
riesca a mettere assieme bella gente,
giovani e donne, ma anche saggi e veterani,
in un progetto che dia speranza,
entusiasmo, prospettiva. Sa che le dico?
Io le mie ambizioni posso metterle
tutte da parte a una semplice condizione:
trovare un governatore che finalmente
mi permetta di sentirmi orgoglioso
di essere siciliano».

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