Il Rapporto 2019 del segretario generale su infanzia e conflitti armati indica che sono stati circa 7.750 i bambini reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati.
Lo riferisce un comunicato stampa dell’Unicef in occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato. La maggior parte dei casi sono stati perpetrati da attori non statali in Repubblica democratica del Congo, Somalia e Siria.
Secondo l’Unicef, “l’utilizzo, terribile, dei bambini nei conflitti armati costituisce una serie di violazioni dei diritti dei bambini e non puo’ esistere ancora nel 2021”.
“I bambini – prosegue la nota – sono costretti a eseguire e assistere ad atrocita’. I bambini vengono uccisi, feriti, mutilati, abusati mentalmente e sessualmente. Tutto questo e’ una minaccia alla vita ed estremamente dannoso per i bambini e il loro sviluppo.
Deve finire adesso”. L’Unicef riferisce che le azioni rafforzate di prevenzione hanno portato al rilascio o alla separazione di oltre 13.200 bambini dalle forze armate o dai gruppi armati nel 2019.
“Per coloro che riescono a scappare o vengono rilasciati, l’assistenza disponibile e’ molto limitata. Le ferite fisiche, se non curate, possono diventare disabilita’ per la vita, quelle mentali possono causare conseguenze psicologiche di lungo periodo come disturbi post traumatici da stress”, si legge nella nota.
Questa settimana, mentre il mondo ricorda la Giornata internazionale contro l’uso dei bambini-soldato, l’Unicef ha lanciato una video-serie dal titolo “Quando chiudo gli occhi”.
Basata su esperienze reali di bambini in Sud Sudan, la serie ha l’obiettivo di portare attenzione sulle conseguenze psicologiche del venire utilizzati da gruppi e forze armate. Dopo essere stati rilasciati o scappati, i bambini spesso hanno incubi, comportamenti aggressivi, pensieri intrusivi e ansia.
Per L’Unicef una cattiva salute mentale e’ molto dannosa per lo sviluppo dei bambini, ma e’ spesso trascurata o non curata, visto che i fragili sistemi di assistenza sanitaria lottano per gestire i bisogni piu’ elementari di assistenza sanitaria. In Sud Sudan, dove il numero di bambini usati in conflitti armati e’ alto, ci sono solo 3 psichiatri, 23 psicologi e 1 centro psichiatrico con posti letto limitati.
Con la chiusura delle scuole a causa del Covid-19, un ulteriore importante spazio per il supporto psicosociale e’ venuto meno, peggiorando una situazione gia’ difficile. Gli operatori sociali sono la spina dorsale del programma di reintegro supportato dall’Unicef per i bambini associati a forze e gruppi armati.
Ogni bambino e’ seguito da un operatore sociale per 3 anni per aiutarlo a superare le esperienze difficili e ricostruire la sua vita e il suo futuro. Lo scorso anno il programma non e’ stato finanziato per il 73 per cento e non ha avuto la possibilita’ di rispondere a tutti I bisogni.
“Con frustrazione e impazienza chiedo a tutti i gruppi e le forze armati di interrompere il reclutamento e l’uso di bambini, immediatamente”, ha dichiarato Andrea Suley, rappresentante dell’Unicef in Sud Sudan. “Chiedo al Governo del Sud Sudan di destinare dei fondi e avviare l’implementazione del Piano di Azione contro tutte le sei gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati, firmato lo scorso anno”.
Secondo Suley, “fornire ai bambini, che ne hanno gia’ passate tante, la cura e il sostegno di cui hanno bisogno per ricostruire le loro vite dovrebbe essere una priorita’ urgente”. Questo significa un aumento dei finanziamenti per i programmi esistenti e un approccio ambizioso per ampliare l’assistenza alla salute mentale.
La natura delle violazioni dei diritti dei bambini rende difficile stimare quanti bambini siano attualmente utilizzati o siano stati utilizzati da gruppi e forze armate, ma sulla base di numerose segnalazioni l’Unicef puo’ presumere con sicurezza che sono migliaia i bambini utilizzati da gruppi e forze armate solo in Sud Sudan.
L’Unicef ha lanciato un appello di 4 milioni di dollari per il programma Caafag in Sud Sudan nel 2021. Dal 2013, l’Unicef ha supportato il rilascio e il reintegro di 3.785 bambini associati a forze e gruppi armati in Sud Sudan. Sotto l’ombrello della Commissione nazionale per il disarmo, la smobilitazione e il reintegro del governo del Sud Sudan, i bambini rilasciati vengono affidati a strutture temporanee realizzate dall’Unicef e i suoi partner dove ricevono beni come vestiti, cibo e servizi sanitari.
Poi vengono registrati e l’Unicef inizia a rintracciare le famiglie per il ricongiungimento, laddove necessario. I bambini ricevono anche consulenza e altri servizi per il supporto psicosociale e pacchetti di reintegrazione sociale ed economica come il sostentamento, attivita’ di generazione di reddito e formazione professionale e di abilita’ per la vita.
L’Unicef crea un piano multisettoriale di tre anni per ogni bambino per garantire che venga seguito e riceva le cure necessarie.

