Salute

Sicilia: cavalla lasciata morire di fame, Enpa è parte civile

Redazione 2

Sicilia: cavalla lasciata morire di fame, Enpa è parte civile

Ven, 12/02/2021 - 17:08

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L’Ente nazionale protezione animali e’ stato ammesso come parte civile nel procedimento contro un uomo che dovra’ rispondere dell’uccisione di una cavalla che aveva legato con una corda a un albero: l’animale era stato lasciato morire di fame.

L’episodio nel 2018 a Castelvetrano, in provincia di Trapani. Carla Rocchi, presidente nazionale Enpa, commenta: “L’agonia e la sofferenza che deve aver provato ‘London’, questo il nome della cavalla lasciata morire, nelle sue ultime ore di vita, e’ inaccettabile.

Per questo fin dal primo momento con il nostro ufficio legale e in particolare con l’avvocato Claudia Ricci, responsabile dell’Ufficio legale nazionale, e l’avvocato Riccardo Rubino, riferimento della Rete legale Enpa a Marsala, ci siamo impegnati affinche’ un delitto cosi’ crudele non rimanesse impunito e nell’udienza di oggi, nella quale e’ stata discussa la messa alla prova dell’imputato, i nostri legali hanno sottolineato l’importanza che l’eventuale messa alla prova debba, pero’, avere una condotta ‘molto riparatrice’ – aggiunge -. Ringrazio anche la nostra sezione di Castelvetrano che sin dal primo momento si e’ attivata”.

Il giudice del tribunale di Marsala ha fissato l’udienza per sciogliere la riserva di messa alla prova per l’11 marzo. ‘London’ era stata trovata l’1 ottobre del 2018 ancora agonizzante in un appezzamento di terreno di contrada Seggio, a Castelvetrano, grazie ad un cane che ha dato l’allarme.

L’animale aveva infatti iniziato ad abbaiare, attirando l’attenzione della proprietaria. Sul posto sono poi intervenuti i vigili urbani di Castelvetrano e il veterinario dell’Asp Leonardo Strada.

La cavalla, purtroppo, e’ morta poco dopo. Le indagini della Procura di Marsala hanno portato all’identificazione del presunto responsabile, un uomo di 70 anni che il tribunale di Marsala ha rinviato a giudizio per il reato 544-bis del codice penale, ai sensi del quale “chiunque, per crudelta’ o senza necessita’, cagiona la morte di un animale e’ punito con la reclusione da 4 mesi a 2 anni”.

La difesa ha chiesto la messa alla prova per l’imputato.

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