“Per noi è rischioso aver ripristinato tante zone gialle. La percezione dei cittadini è che la paura sia passata.
A me quegli sciami di persone all’aria aperta mettono timore. I dati pubblicati giornalmente sul sito della Protezione civile sembrano disegnare un altro quadro. E’ troppo presto per togliere alle regioni il rosso e l’arancione”.
Lo afferna in una intervista al Corriere della Sera Cesare Cislaghi, parlando anche a nome dei colleghi dell’Associazione italiana di epidemiologia, Aie, i quali si rifanno a dati i cui risultati si discostano dall’algoritmo del ministero della Salute.
“Comprendo che dopo tanti mesi di chiusure bisognava dare un segnale politico di ottimismo, ma allora perché non accompagnare questo ritorno alla presunta normalità, che poi non è affatto tale, con una campagna di sensibilizzazione martellante?
Spiegare chiaramente che è indispensabile mantenere le misure di protezione individuale e che in questa fase tanto delicata, mascherina, distanziamento e igiene delle mani restano fondamentali se non si vuole rischiare di tornare indietro”, “se il ministero, anziché l’indice Rt, prendesse in considerazione l’indice Rdt utilizzato in Germania dall’istituto Robert Koch, che lo chiama numero di riproduzione, calcolato sui nuovi positivi, avremmo potuto verificare che nello stesso giorno in cui è stato firmato il decreto, il valore è tornato sopra l’unità dopo 13 giorni in cui si era mantenuto costantemente al di sotto.
Sia l’incidenza media giornaliera dell’ultima settimana, 24-30 gennaio, sia il rapporto tra questa e l’incidenza della settimana precedente, appunto l’Rdt, non sembrano concordare con le decisioni prese.
Tredici regioni hanno questo indice di replicazione superiore ad uno e quasi tutte le rimanenti, tranne Valle d’Aosta e Sicilia, lo hanno comunque in crescita”. E conclude: “Dovrebbero essere confrontati più indici per verificare se tutti vanno nella stessa direzione e, se così non è, approfondire le cause della discordanza adottando misure improntate alla massima cautela per evitare una nuova ripresa dei contagi”.

