‘Zone gialle e arancioni non incidono su curva, solo le regioni in rosso hanno avuto una discesa rapida’ Roma, 28 gen. (Adnkronos Salute) – La fotografia dei dati nazionali sull’epidemia Sars-CoV-2 “indica un declino molto lento e non una rapida discesa degli indici di contagio.
La mortalità è ancora alta” per far scendere la curva occorre “un lockdown deciso, programmato, magari che duri un mese. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c’è stata una drastica riduzione dei casi di influenza”.
Lo afferma all’Adnkronos Salute l’epidemiologo Francesco Forastiere, professore all’Imperial Collage di Londra e direttore scientifico della rivista ‘Epidemiologia e prevenzione’ , facendo il punto sulla situazione dei casi Covid oggi in Italia. “E’ ovvio che per una analisi corretta occorre verificare l’incidenza settimanale dei casi in ogni Regione, l’Rt, e porre maggiore attenzione alle classi di età colpite. Dobbiamo sapere se a correre più rischi in questa fase sono gli anziani o i giovani”, aggiunge l’epidemiologo.
Ma come si può uscire da questa situazione di stallo? “Osserviamo quello che è accaduto nella prima fase nella scorsa primavera, solo un lockdown totale può far scendere i casi in modo radicale e completo – analizza Forastiere – se osserviamo quello che è accaduto a novembre-dicembre, solo le regioni con colore rosso hanno avuto una discesa rapida della curva epidemica.
Le zona gialle hanno mostrato una discesa molto disomogenea e per le regioni in arancione, il colore attuale di molte regioni, il declino di casi è stato modesto. – precisa – In questo periodo, un esempio lungimirante è la Sicilia, la Regione che ha voluto la zona rossa sulla base dei preoccupanti dati di incidenza”. Cosa si può fare oggi per intervenire sulla curva epidemica?
Occorre un lockdown più deciso, programmato, magari che duri un mese – avverte Forastiere – si tratta di un sacrificio indispensabile per poter riprendere in modo sistematico il tracciamento dei contatti. Febbraio è un mese ancora critico per le sindromi influenzali, anche se per ora c’è stata una drastica riduzione dei casi di influenza.
E poi c’è una situazione internazionale critica, il mondo intero è in allarme e i Paesi a noi vicini hanno livelli inaccettabili di circolazione del virus, e ci sono le varianti che possono essere più contagiose e letali”.

