Non era certo stato con le mani in mano, ma di fronte al coronavirus, sinora, il Papa aveva tenuto una posizione poco definita: ha accettato, a malincuore, di rinunciare al contatto con il “popolo di Dio”, trasferendo su streaming le udienze e gli Angelus, pubblicamente ammettendo di sentirsi “ingabbiato”, ha rilasciato qualche intervista, inizia ogni messa, la mattina presto, pregando ora per i morti, ora per i malati, ora per i medici e gli infermieri o gli anziani soli. E’ sembrato quasi combattuto tra il desiderio di tenere fede alla “Chiesa in uscita” che predica da sempre e la necessità di stare chiuso per non alimentare il contagio.
Ma l’epidemia è divenuta pandemia, il mondo sta cambiando volto, e Jorge Mario Bergoglio ha deciso di intervenire. Da leader mondiale. Al crepuscolo, in una straniante piazza San Pietro vuota e bagnata dalla pioggia, la figura bianca e zoppicante dell’anziano Papa argentino ha solcato la salita che porta al sagrato della basilica vaticana. Solo, in un momento di preghiera straordinaria che risponde alla straordinarietà del frangente, il vescovo di Roma si è rivolto “urbi et orbi”, alla città e al mondo. La scenografia ha mescolato l’antico e il moderno. Alle spalle del baldacchino bianco dove si è seduto, il Papa ha voluto due oggetti sacri che era andato a venerare, pochi giorni fa, in una Roma semideserta, la Madonna bizantina “salus populi romani” di Santa Maria Maggiore, invocata dai romani di fronte alle tragedie che hanno marcato la storia della città eterna, e il crocifisso portato in processione dai romani durante la peste del 1522 a San Marcello al Corso. Devozione popolare, ma non superstizione.
Quando il Papa ha preso la parola, ha ripreso i fili delle settimane trascorse da quando, poche settimane fa, l’umanità è entrata dolorante e spaventata in una nuova, buia epoca. “Da settimane sembra che sia scesa la sera”, ha detto, “ci siamo ritrovati impauriti e smarriti”. Jorge Mario Bergoglio è partito dall’episodio evangelico degli apostoli colti di sorpresa da una tempesta nel lago di Tiberiade, e Gesù che calma le acque e li rimprovera per la poca fede, per andare al fondo, spirituale e morale, di quanto sta accadendo. Con fede, e una coscienza moderna: “Ci chiami a cogliere questo tempo di prova”, ha detto rivolgendosi a Dio, “come un tempo di scelta. Non è il tempo del tuo giudizio, ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. E’ il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri”.
Il Papa ha così sotterrato ogni tentazione apocalittica, ogni delirio sul coronavirus come punizione divina, che non è mancato in queste settimane nella galassia cattolica, per parlare invece di questa crisi come una occasione di conversione per tutta l’umanità. “Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta”, la sua analisi di questi anni di storia. “Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”. La conversione è possibile, la conversione è necessaria, per il Papa, ed è radicata nella fede in un Dio Padre di fronte al quale siamo tutti fratelli: “Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine; ed è rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l’appartenenza come fratelli”, ha detto Bergoglio.
“Il Signore ci interpella e, in mezzo alla nostra tempesta, ci invita a risvegliare e attivare la solidarietà e la speranza capaci di dare solidità, sostegno e significato a queste ore in cui tutto sembra naufragare”. Mistico e al tempo stesso concreto, il Papa, che già nei giorni scorsi aveva paragonato i medici e gli infermieri ai “santi della porta accanto”, ha rimarcato che “è la vita dello Spirito capace di riscattare, di valorizzare e di mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermieri e infermiere, addetti dei supermercati, addetti alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti ma tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo”.
Da pastore, da uomo di fede, da padre spirituale, il Papa ha fatto proprio lo smarrimento, ed ha chiarito che solo da Dio può venire il coraggio per affrontare questa situazione: “Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: ‘Voi non abbiate paura’. E noi, insieme a Pietro, ‘gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi'”. Una supplica a Dio che non abbandoni l’umanità, una supplica all’umanità perché guardi a Dio e affronti la pandemia con conversione e solidarietà. S

