I Fatti del Grillo Parlante: “Quando una donna si mette a picchiu …figuriamoci due”

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I MIEI RACCONTI BREVI

“Manuela, a Catania, il 18 dicembre, ci sarà Pfm Premiata Forneria Marconi, che canta De Andrè”
“Bello! Ci andiamo?”
“Gna certu”
Non l’avessi mai detto, “cci misi un punciu ‘ntesta”.
Manuela Falcone è molto appassionata di Fabrizio De Andrè, come lo è Elisabetta Gancitano (la mia flautista traverso preferita), che fu immediatamente coinvolta dalla Manu.
Io lo dissi così…tanto per dire, giacché sono “lagnusu” da questo punto di vista, ma le fanciulle “pigliarunu cumu la menta”. Che poi, recarsi nella città del “liotru” per assistere ad un concerto di settantenni, che eseguono brani di un altro artista, passato a miglior vita 20 anni fa, non mi infervorava all’eccesso. Ma, da quel momento, le due gentil donne si misero “a picchiu”, (che sarebbe il moderno stalking, che noi uomini di Sicilia subiamo dalla notte dei tempi). Alfine, come era prevedibile, capitolai.
Giunto l’agognato giorno del concerto, l’ansia colse la Gancitano. Sarà stata colpa della febbre che strategicamente la colpì il giorno prima, ma lei stoicamente volle recarsi ugualmente al concerto, impensabile rinunciarvi.
A che ora partiamo? Un’ora prima dobbiamo ritirare i biglietti, ce la faremo? Mangiamo prima o dopo? Con quale macchina andiamo? Hai messo benzina a sufficienza? E se piove? E se le cavallette dovessero invadere Catania? E se l’Etna…? 100 minchia di interrogativi in 60 secondi. Fortunatamente, nel momento in cui si accomodò nei sedili posteriori della mia utilitaria, fu accolta tra le braccia di Morfeo e sprofondò in un sonno rigenerante, soprattutto per i nostri padiglioni auricolari.
Giunti nel capoluogo etneo, dovetti attraversare la via Plebiscito senza nessuna possibilità di sosta, vedere tutte quelle braci ardenti, già attive, con sopra carni equine a cuocere, fu veramente straziante (ma a Milano ce l’hanno una via Plebiscito?). Al nostro passaggio gli odori ed i fumi delle graticole roventi si insinuarono, quasi “a stridu”, dai finestrini dentro l’auto.
Parcheggiata l’auto, satura di “sciauru di carni di cavaddu”, a cento metri dal teatro (A Milano, per assistere ad un concerto, ho dovuto fare un’ora di strada “pedibus calcantibus), ci dirigemmo presso lo stesso per ritirare i biglietti, dopodiché ci rendemmo conto che mancavano due ore e mezza all’inizio del “live”. Bene! Possiamo dedicarci alla cosa più importante: il nostro nutrimento. Dopo un breve peregrinare, individuammo un piccolo bar con tavoli all’aperto (temperatura assolutamente mite…no a Milano), dove viene proposta la becera usanza, tipicamente milanese, dell’ apericena, ma dobbiamo conformarci alle tendenze, altrimenti siamo “grezzi”.
Tutto molto gradevole, compreso il cameriere che ha voluto sapere tutti i cazzi nostri, ma in maniera garbata. Nel momento in cui i nostri ventri furono soddisfatti e appagati potemmo dirigerci verso il teatro, affinché potessimo appagare e sollazzare, spero in egual modo, il nostro spirito, attraverso l’ascolto delle canzoni/poesie del Faber, proposte in una nuova veste da PFM…ero un po’ titubante. Titubanze che svanirono all’istante, poiché sin dalla prima nota entrammo tutti e tre in una sorta di trance musicale (ad Elisabetta “cci passaru tutti cosi”) che ci fece godere l’esibizione quasi in apnea.
Concerto strepitoso, con un Franz Di Cioccio (73 anni), che sembrava un folletto tarantolato, protagonista assoluto. Tutti i brani in scaletta proposti con arrangiamenti e virtuosismi di altissimo livello, che hanno emozionato non poco il pubblico pagante.
PFM Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e classica in un’unica entità affascinante, se poi vi uniamo la poeticità dei testi di De Andrè, il tutto diventa irresistibile.
GRAZIE MANUELA ED ELISABETTA PER ESSERVI MESSE “A PICCHIU”, COSÌ DA AVERMI DATO LA POSSIBILITÀ DI ASSISTERE A TALE EVENTO MUSICALE.
P.S.: “Hai visto Manuè, in 6 ore abbiamo fatto tutto:andata, ritorno, mangiato, concerto”.
“E lo dici a me, gran balordo, che non volevi venire”
“Credevo fosse come Milano…ma allora non siamo messi proprio così male come qualità della vita”.

, ci sarà Pfm Premiata Forneria Marconi, che canta De Andrè”
“Bello! Ci andiamo?”
“Gna certu”
Non l’avessi mai detto, “cci misi un punciu ‘ntesta”.
Manuela Falcone è molto appassionata di Fabrizio De Andrè, come lo è Elisabetta Gancitano (la mia flautista traverso preferita), che fu immediatamente coinvolta dalla Manu.
Io lo dissi così…tanto per dire, giacché sono “lagnusu” da questo punto di vista, ma le fanciulle “pigliarunu cumu la menta”. Che poi, recarsi nella città del “liotru” per assistere ad un concerto di settantenni, che eseguono brani di un altro artista, passato a miglior vita 20 anni fa, non mi infervorava all’eccesso. Ma, da quel momento, le due gentil donne si misero “a picchiu”, (che sarebbe il moderno stalking, che noi uomini di Sicilia subiamo dalla notte dei tempi). Alfine, come era prevedibile, capitolai.
Giunto l’agognato giorno del concerto, l’ansia colse la Gancitano. Sarà stata colpa della febbre che strategicamente la colpì il giorno prima, ma lei stoicamente volle recarsi ugualmente al concerto, impensabile rinunciarvi.
A che ora partiamo? Un’ora prima dobbiamo ritirare i biglietti, ce la faremo? Mangiamo prima o dopo? Con quale macchina andiamo? Hai messo benzina a sufficienza? E se piove? E se le cavallette dovessero invadere Catania? E se l’Etna…? 100 minchia di interrogativi in 60 secondi. Fortunatamente, nel momento in cui si accomodò nei sedili posteriori della mia utilitaria, fu accolta tra le braccia di Morfeo e sprofondò in un sonno rigenerante, soprattutto per i nostri padiglioni auricolari.
Giunti nel capoluogo etneo, dovetti attraversare la via Plebiscito senza nessuna possibilità di sosta, vedere tutte quelle braci ardenti, già attive, con sopra carni equine a cuocere, fu veramente straziante (ma a Milano ce l’hanno una via Plebiscito?). Al nostro passaggio gli odori ed i fumi delle graticole roventi si insinuarono, quasi “a stridu”, dai finestrini dentro l’auto.
Parcheggiata l’auto, satura di “sciauru di carni di cavaddu”, a cento metri dal teatro (A Milano, per assistere ad un concerto, ho dovuto fare un’ora di strada “pedibus calcantibus), ci dirigemmo presso lo stesso per ritirare i biglietti, dopodiché ci rendemmo conto che mancavano due ore e mezza all’inizio del “live”. Bene! Possiamo dedicarci alla cosa più importante: il nostro nutrimento. Dopo un breve peregrinare, individuammo un piccolo bar con tavoli all’aperto (temperatura assolutamente mite…no a Milano), dove viene proposta la becera usanza, tipicamente milanese, dell’ apericena, ma dobbiamo conformarci alle tendenze, altrimenti siamo “grezzi”.
Tutto molto gradevole, compreso il cameriere che ha voluto sapere tutti i cazzi nostri, ma in maniera garbata. Nel momento in cui i nostri ventri furono soddisfatti e appagati potemmo dirigerci verso il teatro, affinché potessimo appagare e sollazzare, spero in egual modo, il nostro spirito, attraverso l’ascolto delle canzoni/poesie del Faber, proposte in una nuova veste da PFM…ero un po’ titubante. Titubanze che svanirono all’istante, poiché sin dalla prima nota entrammo tutti e tre in una sorta di trance musicale (ad Elisabetta “cci passaru tutti cosi”) che ci fece godere l’esibizione quasi in apnea.
Concerto strepitoso, con un Franz Di Cioccio (73 anni), che sembrava un folletto tarantolato, protagonista assoluto. Tutti i brani in scaletta proposti con arrangiamenti e virtuosismi di altissimo livello, che hanno emozionato non poco il pubblico pagante.
PFM Premiata Forneria Marconi ha uno stile unico e inconfondibile che combina la potenza espressiva della musica rock, progressive e classica in un’unica entità affascinante, se poi vi uniamo la poeticità dei testi di De Andrè, il tutto diventa irresistibile.
GRAZIE MANUELA ED ELISABETTA PER ESSERVI MESSE “A PICCHIU”, COSÌ DA AVERMI DATO LA POSSIBILITÀ DI ASSISTERE A TALE EVENTO MUSICALE.
P.S.: “Hai visto Manuè, in 6 ore abbiamo fatto tutto:andata, ritorno, mangiato, concerto”.
“E lo dici a me, gran balordo, che non volevi venire”
“Credevo fosse come Milano…ma allora non siamo messi proprio così male come qualità della vita”.

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