Lo sguardo chino del quasi ex sindaco Ruvolo, rivoluzione civica fallita

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Finalmente lo ha detto. Ha annunciato la tanto attesa decisione, e con essa la mesta fine della tanto declamata quanto fittizia rivoluzione civica. Giovanni Ruvolo non si candida, accompagnando l’annuncio con un passaggio di testimone di vago sapore tattico.
Tanti i sospiri di sollievo tra i cittadini tradizionalmente stanchi di qualsiasi “regime” politico. Certo, lo sarebbero stati di qualsiasi altro sindaco, motivo per il quale non fanno audience.
Molti tra gli alleati, della ormai evanescente “alleanza per la città”, attendevano impazienti tale decisione. Qualcuno ormai certo dell’insuccesso di una nuova candidatura, altri febbricitanti, come cadetti al momento della prima nomina, ansiosi di poter concorrere al più alto scranno di palazzo del Carmine. Una di loro e’ stata esaudita. Maria Grazia Riggi, ansiosa di essere la prima donna sindaco di Caltanissetta a pari livello del suo predecessore, primo sindaco civico, anche se non di primati si vive (anzi sopravvive) in una terra come la nostra, ma di fatti concreti.

Tutti contenti quindi, come predatori pronti a sbranare ogni piccolo scampolo di carne di una preda che pregustano da tempo. La sindacatura di Ruvolo e’ ormai al canto del cigno, e con essa le sovrastrutture della appariscenza che di essa hanno intrinsecamente fatto parte fino a confondervisi.
La democrazia partecipata, declinata a mera informazione di ciò che dall’alto era stato deciso. Il civismo sapientemente annacquato nel mare magnum del partitismo tradizionale. Il campus biomedico, panacea per la risoluzione di qualsiasi crisi economica, declinato a mera appendice di una facoltà di ingegneria palermitana.
Ancora non si comprende cosa si sia fatto nell’agro alimentare. Rimarrà anche esso un mistero.
Se di quanto rivendicato dall’amministrazione uscente fosse vero anche un decimo, Caltanissetta sarebbe la città più ricca di Europa.
Eppure di Ruvolo, qualcosa ci mancherà.
L’irresponsabile e visionario ottimismo. L’attitudine a vedere ciò che non esiste. Un’autostima dei componenti della sua amministrazione comparabile a quella di superuomini.
Una capacità smisurata di addossare sempre e comunque la colpa agli altri dei propri insuccessi, anche quando le prove del contrario sono schiaccianti.
A ben vedere Ruvolandia bene assona con propaganda.
E quanto al suo massimo rappresentante, anche il passo indietro è stato un vero coup de theatre.
Ci vuole anche eleganza per dimostrare di stare rinunciando al nulla. Il nulla di una sconfitta certa.
Tutto negativo?
Assolutamente no.
Fatto sta che le prospettive offerte avevano così tanto alzato le aspettative da far perdere di vista, che in poche, pochissime cose, questa amministrazione si è comportata in maniera ordinaria. Tutto ciò, tuttavia, appartiene già al passato. Sostantivo da Ruvolo sempre usato in chiave negativa, e nel quale a breve anche egli sarà ricompreso. Miracoli del paradosso. Tutto ciò mentre il suo capo chino lo accompagna fuori da Palazzo del Carmine, dal presente e dal futuro dei Nisseni, insieme agli altisonanti sostantivi della ormai fallita rivoluzione civica.