Amato: “Le balle di Salvini e Di Maio sulle pensioni e dei vitalizi e i profili di incostituzionalità del Decreto Salvini”

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CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Nella scorsa legislatura anche il Pd presentò un ddl, mai passato, per tagliare gli assegni percepiti dagli ex-parlamentari. La riforma del Governo Monti e non i 5 stelle che tuttavia, per fare clamore e suonare il trombone si sono messi in mente di revocare quelli già in godimento in forza di una legge pregressa. Queste delibere sono acqua fresca e finiranno tutte nel cestino – come sono finite nel cestino iniziative riduzionistiche del governo Monti – però prima che finiscano nel cestino potranno essere sventolate per molto tempo sotto il naso del popolo come propaganda elettorale.

A leggere il “Contratto per il Governo del Cambiamento”, sottoscritto da Salvini e Di Maio dopo le elezioni, si legge altra cosa: “abolizione degli squilibri della Fornero”. Una sottile distinzione. 

La legge Fornero, prende il nome del ministro al Lavoro e alla Previdenza Sociale, Elsa Fornero (governo Monti), che nel 2011 varò una riforma del sistema pensionistico, che mirava a ridurne la spesa attraverso la predisposizione di una serie di parametri più restrittivi. Ricordiamo che nel 2017 i pensionati Inps erano 16 milioni, dei quali il 51% è a carico della fiscalità generale, vale a dire che non hanno versato del tutto o in parte i contributi previdenziali, e la loro pensione viene pagata dagli altri pensionati, dai lavoratori e dalle imprese. Il costo delle pensioni Inps ammonta a 251 miliardi di euro. Il “Contratto” prevede, inoltre, che è possibile accedere alla pensione “quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100”. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha dichiarato che la proposta legastellata porterebbe ad un aumento medio di 14 miliardi di euro (tra 8 e 20 miliardi) l’anno, insostenibile per le casse dell’ente, in sostanza salterebbero i conti previdenziali. L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo (OCSE), della quale fa parte l’Italia, è sulla stessa linea, aggiungendo che mandare in pensione le persone non significa creare nuovi posti di lavoro. In aggiunta, il presidente dell’Inps, Boeri, in una recente audizione in Senato a proposito dei vitalizi, ha dichiarato “sarebbe paradossale che nel momento in cui si chiede ai parlamentari di avvicinare i propri trattamenti al regime contributivo, si operasse in direzione opposta per altre categorie di lavoratori, concedendo loro uscite anticipate generalizzate, senza alcuna riduzione attuariale e appesantendo di oltre 100 miliardi il debito pensionistico che grava sulle giovani generazioni. ”l valore di 100 miliardi si riferisce, evidentemente, a un calcolo pluriennale che, comunque, farebbe saltare il sistema pensionistico Inps.

Ricalcolare i vitalizi dei parlamentari porterebbe a un risparmio annuale di 56 milioni, attuare il “Contratto” di Salvini e Di Maio porta ad una maggiore spesa annuale di 14 miliardi. Naturalmente, nessuno di costoro affronta il problema delle pensioni baby, il cui ricalcolo porterebbe ad un risparmio di 3 miliardi. Il motivo è semplice: i vitalizi riguardano 2700 parlamentari, mediamente ottuagenari, che contano poco in termini elettorali, mentre i pensionati baby sono più di mezzo milione e contano molto in termini elettorali.

Dunque, quale bufala ci stanno raccontando Di Maio e Salvini?

Sintetizzo i profili d’incostituzionalità del Decreto Salvini da me evidenziati:

1) I richiedenti asilo hanno l’obbligo di lasciare il territorio nazionale a seguito di una semplice denuncia penale per taluni gravi reati, anche in caso di ricorso. Ciò viola il diritto di difesa (art. 24 Cost.), il principio di non colpevolezza (art. 27) e la proporzionalità tra fattispecie e sanzione, giacché, ritornando nel Paese d’origine da cui sono fuggiti, potrebbero rischiare la vita
2) lo smantellamento del sistema SPRAR gestito dai comuni viola il principio di solidarietà sociale di cui esso ha costituito applicazione
3) i richiedenti asilo non possono più iscriversi all’anagrafe comunale per cui non hanno più un domicilio (art. 14) e non possono accedere a taluni servizi sociali per i più bisognosi
4) ci vorranno non più 2 ma 4 anni per accogliere la domanda per la cittadinanza a seguito di matrimonio con un italiano, anche quando si tratta di accertare semplicemente se hanno commesso reati
 5) gli stranieri che commettono determinati gravi reati perderebbero la cittadinanza acquisita (magari restando apolidi), al contrario degli eguali colpevoli cittadini italiani. Si creano così cittadini italiani di serie A e cittadini italiani di serie B perché ciò che conta è il reato, non chi lo commette.

Un’ultima notazione.

C’è chi si è sorpreso che simili misure siano state accettate dal Movimento 5 Stelle. Io no.

Calogero Jonathan Amato, Giurista

 

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