CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Andare in ospedale per una visita ambulatoriale ortopedica è un’impresa titanica. Il racconto parte da qualche settimana fa quando un giovane nisseno a causa di una piccola frattura della falange della mano è costretto a mettere una stecca di metallo al dito per risanare la frattura. Fin qui tutto normale . MA , ahimè, al richiamo di controllo inizia la lunga agonia. Un sali e scendi continuo, sali al primo piano e ti prenoti la visita, scendi al pianterreno perché c’è un ticket da pagare , anzi due ticket da pagare. Uno per il controllo ortopedico uno per la radiografia sempre alla mano , per un totale di 50 euro circa.Risaliamo in ambulatorio e Siamo il numero 12 rosso ma nel frattempo chiamano anche l’azzurro e il verde. Non mi chiedete come funziona la fila perché dopo aver chiesto diverse volte mi sono arresa alla lunga lunga attesa. Una trafila iniziata alle 8,30 e alle 13,20 (ora in cui mi sono sentita ispirata a scrivere) non è ancora conclusa cioè non è neanche iniziata. Siamo in attesa all’esterno dell’ambulatorio in un luogo dove la polvere e la sporcizia (vedere le foto che allego) fanno da padrone. Non c’è un cestino dove buttare le carte, i ragni tessono indisturbati le loro belle tele e la stanchezza inizia a farsi sentire. Pazienza per il pranzo saltato ma il mio povero ragazzo, sconcertato da una così lunga attesa mi dice :”mamma mai più in ospedale” effettivamente mi fa riflettere, forse potevo andare da un privato? Ma da chi? Non conosco strutture che possano fare la radiografia e nello stesso tempo controllare la frattura e magari decidere di togliere la stecca di ferro. Mah, mi sento confusa e dispiaciuta di avere sottoposto mio figlio appena quindicenne a una simile lungaggine. Dimenticavo di dire che se arriva qualcuno dal pronto soccorso ha la priorità sulla fila in attesa. In ambulatorio c’è solo un medico e un infermiere che devono fare tutto. Il mio scrivere non vuole essere un rimprovero o una mormorazione ma semplicemente una riflessione ad alta voce pensando che nella mia busta paga la detrazione fiscale per il SSN è molto alta e ingenuamente pensavo di trovare un servizio impeccabile. Forse non devo guardare più troppi film americani la nostra realtà è veramente molto triste. Riesco a parlare con l’infermiere il quale mi rassicura sulle mie ragioni di insofferenza ma allarga le braccia e mi dice con aria rassegnata che l’ambulatorio di ortopedia ingloba tutte le consulenze dei reparti, tutte le medicazioni, i post ricoveri i post operatori e con un solo medico tutto diventa “allucinante” sono quasi le 14,00 e siamo ancora in attesa. Coraggio forse per le 15,00 riusciremo ad andare a casa. Il medico ha visitato Paolo e controllato la radiografia. L’esito è buono e la frattura sta guarendo ma arriva la terribile notizia , un incubo che mi fa tremare. “Signora “, dice il medico unico e solo, “la visita di controllo è fissata per giorno 27 gennaio”. Non sapevo se piangere o ridere, la mia mente collega il 27 al giorno della memoria. Il medico mi guarda e immagina il turbinio di pensieri che si affollano nella mente, un gemito esce dalla mia bocca e il medico con grande comprensione mi chiede se volevo un servizio a domicilio. “Magari” rispondo io, ma era solo una triste battuta. Penso al 27 come ad un altro giorno da incubo. Ah! Dimenticavo! Il dischetto con la radiografia non l’ho potuto riportare con me pur avendo pagato il ticket perché non era refertato dal medico radiologo , non so perché non lo fosse. Forse per snellire i tempi .
Eleonora S.

