Salute

Carlo Sorbetto: “Come comunicare la vaccinazione”

Redazione

Carlo Sorbetto: “Come comunicare la vaccinazione”

Lun, 05/12/2016 - 12:43

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CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. Le vaccinazioni, soprattutto quelle somministrate ai bambini, sono divenute ormai una pratica diffusissima, nei Paesi industrializzati. Come tutte le pratiche entra nella nostra quotidianità, esse divengono atto scontato, prassi che si accetta per abitudine più che per scelta consapevole, magari senza tanto rifletterci. Ai genitori non viene solitamente detto quasi nulla su tutto ciò che sarebbe utile e doveroso conoscere in merito alla pratica vaccinale; anzi viene spesso negata la possibilità di dialogo e reciproco confronto, come se l’obbligatorietà escludesse a priori la necessità di informare e accogliere le motivazioni e situazioni personali. Ebbene, la maggioranza dei genitori che si presenta per la somministrazione, molto spesso, non sa nemmeno con precisione quali e quante vaccinazioni si stanno somministrando al proprio figlio e, se lo sa, non ha una completa informazione circa i possibili eventi avversi o complicanze dovuti alle vaccinazioni stesse. Se i genitori avanzano dubbi o perplessità molto spesso si sentono rispondere che, così facendo, mettono a rischio la salute e la vita del figlio e dell’intera collettività o che, se non aderiscono spontaneamente, si agirà con mezzi legali contro di loro. Se ne deduce che si preferisce spesso un’imposizione sbrigativa, evitando il coinvolgimento del cittadino-utente, impedendo una scelta consapevole e criminalizzando il giudizio critico. Per ciò che concerne il vaccino antinfluenzale, le persone al di sopra dei 65 anni di età la percepiscono come mediamente pericolosa. Anche qui, una buona campagna informativa “dovrebbe dare” un insieme di informazioni che siano comprensibili e chiare. Una comunicazione che utilizza immagini e colori potrebbe apparire più piacevole e accattivante, aumentando così la probabilità che il materiale cartaceo sia letto nelle sale d’aspetto dei pediatri di libera scelta e dei medici di famiglia (es., volantini con le descrizioni delle singole malattie e delle vaccinazioni disponibili non solo in italiano ma, con una particolare attenzione alla multi etnicità: inglese, francese, romeno, arabo, urdu, cinese e senegalese). La conclusione? Nell’era dell’informazione, e in maniera più estesa la comunicazione, rappresentino delle leve determinanti nei processi di “cambiamento”. Il riconoscimento di questa funzione è un punto di partenza e al tempo stesso un obiettivo da perseguire. Nella realtà, infatti, troppo spesso il ruolo della comunicazione è subordinato ad altre necessità, e si presta ben poca attenzione a creare quel terreno fertile di consapevolezza e condivisione che è fondamentale per facilitare l’adesione ad un progetto (campagna vaccinale) e far germogliare qualsiasi cambiamento (culturale) a vantaggio diretto o indiretto della collettività territoriale rappresentata.

Carlo Sorbetto

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