CATANIA – C’era una volta la città più ‘nera’ di Sicilia e a giudicare dalla folla che oggi ha salutato il ritorno pubblico di Nello Musumeci a Catania, quella città, almeno per un pomeriggio, è sembrata ancora tale.
Il colpo d’occhio, effettivamente, è di quelli che prendono: il teatro delle Ciminiere, che di solito serve a mostrare i muscoli quando c’è una campagna elettorale (oggi con prima con l’evento Pd a cui ha partecipato il ministro Boschi e poi con l’evento di Musumeci è sembrato proprio il giorno prima delle votazioni), effettivamente è gremito.
E molti degli intervenuti, dando la prima occhiata, quasi non ci credono: forse perché, anche in quella che era la città più nera di Sicilia, il centrodestra ha collezionato, negli ultimi tempi, una serie di sconfitte che ancora scottano.
Musumeci spiega che si tratta della conclusione di un percorso avviato in questi mesi nelle varie città siciliane per immaginare un movimento alternativo a Crocetta, ma la sensazione che viene fuori dall’adunata di oggi è proprio la ‘rialzata’ del centrodestra.
Dal palco Musumeci non nasconde il periodo di crisi che sta attraversando la coalizione, ma fa si rivolge soprattutto a quanti non si collocano nei partiti “a tutta la gente di buona volontà andando oltre il centrodestra perché temiano che in questo momento gli egoismi dei partiti debbano cedere il passo ad un progetto civico che mette assieme talenti, speranze, risorse, energie, onestà e impegno antimafia’’, puntualizzando però che “non c’è bisogno di un nuovo partito in questo momento, ma di una politica che restituisca ai siciliani il diritto alla speranza’’.
Eppure i rappresentati delle forze di centrodestra c’erano tutti: il coordinatore regionale di Forza Italia, Enzo Gibiino con il deputato Basilio Catanoso e vari parlamentari regionali, gli eurodeputati Salvo Pogliese e Giovanni La Via (unico rappresentante di Ncd), gli ex finiani Carmelo Briguglio e Fabio Granata, il coordinatore di Fratelli d’Italia, Sandro Pappalardo e l’amico di sempre, Francesco Storace. Ma c’è soprattutto Raffaele Stancanelli, ex sindaco di Catania (che di Catania non parla: “Ma questo lo sapete…”) che dal palco, sferzando il Pd definito ‘il ricettacolo di tutti i trasformismi’ di fatto lancia la candidatura di Nello Musumeci alle prossime elezioni regionali.
Il diretto interessato glissa: “Posso fare la vedetta, la sentinella o l’ufficiale – dice – ma prima servono occhi nuovi , ricominciare daccapo, risvegliare le coscienze da questa sorta di anestetizzazione che il Pd e Crocetta hanno determinato negli ultimi anni’’.
E che il bersaglio preferito da Musumeci fosse il governatore c’era da aspettarselo: “Ha fatto in due anni più danno di quanto non ne abbiano fatto tutti i governi negli ultimi vent’anni, almeno per il collasso e la paralisi che ha determinato in tutti i settori dell’amministrazione regionale’’, dice l’ex presidente della Provincia di Catania che non è tenero nemmeno quando, rispondendo ad un giornalista sulla decisione della Regione di assumere i testimoni di giustizia.
“Non si può vivere soltanto di una antimafia gridata – dice Musumeci – l’antimafia, credo che vada praticata più di quanto non vada predicata. Sui testimoni di giustizia in particolare è stato il Parlamento a legiferare e mi è sembrata inopportuna questa ostentazione perché credo che sia un atto dovuto”.
Sebbene la liturgia sembri quella di una manifestazione elettorale, Stancanelli a margine dell’evento ribadisce che non ‘siamo in campagna elettorale’, ma sulle eventuali alleanze l’ex sindaco di Catania si sbilancia.
Ecco quindi un ragionamento rivolto ai vari partiti compreso quello di Matteo Salvini che in Sicilia è presente con un suo movimento: “Se Salvini – spiega l’ex primo cittadino di Catania – rappresenta interessi concreti, argomenti che ci interessano e modera alcuni toni che non coincidono con la nostra tradizione possiamo anche parlarci”.
Rumors romani sussurrano che i colloqui sono già in atto. (BlogSicilia.it)

