CALTANISSETTA – Ieri, 29 ottobre 2014, in mattinata, a San Cataldo, militari del nucleo operativo ecologico (N.O.E.) dei carabinieri di palermo, supportati dai colleghi della compagnia di Caltanissetta, hanno dato esecuzione all’ordinanza di sequestro preventivo emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di caltanissetta e riguardante i tre siti minerari dismessi denominati “Bosco”, “Palo 1” e “Palo 2”.
Il provvedimento recepisce le richieste avanzate dalla Procura di Caltanissetta, sulla base delle risultanze investigative fornite dai carabinieri del N.O.E. di Palermo.
Le attivita’ di indagine, che hanno richiesto anche l’intervento di specifiche consulenze tecniche, hanno messo in luce la criticita’ ambientale dei siti sequstrati. Oltre al provvedimento di sequestro sono stati emessi tre avvisi di garanzia (nei confronti di C.F., classe 1943, T.D., classe 1975 e l.M., classe 1969), notificati tra commissari straordinari in materia di emergenza rifiuti e bonifiche e soggetti attuatori, tutti dipendenti pubblici, i quali negli anni avrebbero dovuto attivarsi per dare corso alle operazioni di messa in sicurezza e bonifica delle aree in sequestro. Queste ultime, infatti, risultano interessate dalla presenza di ingenti quantitativi di rifiuti pericolisi e non, derivanti dall’avanzato stato di abbandono dei capannoni industriali aventi coperture in lastre in cemento amianto particolarmente deterioratesi, alcune crollate e pertanto pericolose per il possibile verificarsi di dispersione eolica delle fibre.
Inoltre, altri ingenti quantitiativi di rifiuti sono costituiti dallo stoccaggio, per effetto del mancato smaltimento nel tempo, dei residui dell’attività estrattiva e del loro trattamento. Tali tipolologie di rifiuti, che interessano consistenti superfici delle aree in sequestro, essendo state abbandonate per periodi di gran lunga superiori rispetto a quello minimo di un anno richiesto dalla norma, conducono a configurare il reato di discarica non autorizzata, dal quale discende, vista l’estensione e la consistenza del sito interessato, anche quello di disastro innominato colposo.
Un riscontro parzialmente positivo dell’indagine e’ costituito dal fatto che gli esiti degli accertamenti tecnici esperiti sulle acque e sull’aria non hanno evidenziato un tasso di inquinamento attuale pericoloso per la salute pubblica e la salubrita’ dell’ambiente, il cui accumularsi – secondo la tesi corrente- sarebbe stato dovuto a pretesi illeciti smaltimenti di rifiuti radioattivi all’interno della miniera, avvenuti dagli anni ’90. Ciò aveva prodotto anche uno studio della Asp di Ragusa sul preteso aumento del tasso di tumori nell’area, studio che e’ risultato avere riportato dati inesatti e non raccolti secondo il dettato della scienza epidemiologica.
Pericoloso e’ invece l’attuale stato del sito all’esterno per lo stato dell’amianto dismesso e divenuto friabile per l’azione degli agenti atmosferici negli ultimi anni. Per tale motivo il gip ha nominato l’assessore al ramo custode del sito ora sequestrato, prevedendo un preciso timing degli interventi da effettuare in brevissimo tempo da parte della amministrazione pubblica.
Le indagini si sono sviluppate nell’arco di circa due anni e hanno richiesto l’esecuzione di diverse ispezioni, acquisizione ed esame di copiosa documentazione e altra ne verra’ esaminata nei giorni a venire, poiche’ contemporaneamente al sequestro dei siti minerari e’ stata acquisita presso gli uffici dei competenti assessorati regionali ulteriore documentazione non facente ancora parte del procedimento penale in atto. Le predette opere di messa in sicurezza e bonifica si sarebbero potute eseguire anche usufruendo di risorse finanziarie straodinarie, all’uopo appositamente individuate, oggi non piu’ disponibili essendo stata dichiarata la cessazione dello stato di emergenza per i siti in sequestro.
Lun, 23/03/2026 - 16:19

