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Storie dal mondo. Un fotografo nisseno a Istanbul tra divise antisommossa e roghi

Redazione

Storie dal mondo. Un fotografo nisseno a Istanbul tra divise antisommossa e roghi

Gio, 19/09/2013 - 22:16

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CALTANISSETTA – Istanbul: città fantastica dai mille sapori e dagli infiniti colori, dove religioni e culture diverse si incontrano. Negli ultimi giorni, però, riprendono le manifestazioni iniziate il 28 maggio. La protesta nasce per difendere un parco che verrà distrutto per fare spazio ad un centro commerciale. Le proteste si sono concentrate nella piazza principale della metropoli, piazza Taksim, esattamente nella zona europea di Istanbul. Lì dove c’era anche un nisseno, Camillo Campisi, un giovane con la passione per la fotografia che si era recato in Turchia per realizzare il suo primo reportage all’estero, guidato da un noto fotoreporter di Ascoli Piceno, Gabriele Viviani. “Nella notte del 9 settembre, incuriositi, con Gabriele, ci siamo recati sul posto per capire realmente cosa stesse succedendo – racconta Camilllo – Ci siamo addentrati verso la piazza, apparentemente tutto era tranquillo ma si avvertiva nell’aria un’atmosfera di tensione. Ad un tratto abbiamo sentito, prima un battito di mani, dopo un altro, dopo un altro ancora e da lì l’inizio del disordine. Ci siamo girati e abbiamo visto un blocco di poliziotti in tenuta antisommossa.

In pochi minuti la calma si è trasformata in guerriglia. Chi scappava, chi lanciava pietre, chi urlava. Alcuni manifestanti, addirittura, hanno improvvisato una barriera di protezione bruciando dei sacchi di immondizia. Presi dal panico – continua il giovane fotografo – siamo scappati e siamo riusciti ad entrare in una gelateria, dove per qualche minuto ci siamo sentiti al sicuro. Poco dopo, però, proprio lì, dove avevamo cercato rifugio, un altro incendio. Il proprietario della gelateria, intimorito, ci ha esortato ad uscire. Una volta fuori è iniziata la lunga corsa verso la metropolitana per raggiungere una zona tranquilla, dove nulla di quanto stesse accadendo a piazza Taksim fosse percepibile. Le proteste di Istanbul – conclude – non sono diverse dalle altre proteste che vengono fatte in Europa: si tratta di movimenti giovanili che vogliono solo un mondo più giusto, più libertà, meno cemento e più cultura. La differenza, in questi casi, la fa solo la gestione del dissenso da parte delle autorità: violenza chiama violenza”.

Cinzia Alessia Daidone

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