Posti, di fatto, che sarebbero stati destinati alla stabilizzazione dei lavoratori precari del Comune. In primo grado, i giudici amministrativi hanno dichiarato la procedura “viziata da illegittimità”. Contro questa decisione, i precari del Comune nisseno (difesi dagli avvocati Rudy Maira e Girolamo Rubino) si sono appellati al Cga. Che però ha respinto il ricorso, “considerato che non sembrano sussistere motivi per discostarsi dalle valutazioni espresse dal Tar in sede cautelare”.
Parole che segnano un nuovo punto a favore dei dipendenti del Comune e di alcuni concorrenti esterni, che si sono rivolti alla giustizia amministrativa per l’annullamento del bando. Ad assisterli, in questa “battaglia” a colpi di carta bollata, gli avvocati Alessandro Cucchiara e Alessandro Finazzo, che dicono: “Il Cga ha definitivamente sbarrato la strada alla selezione pubblica avviata dal Comune di Caltanissetta all’esclusivo fine di stabilizzare i propri lavoratori precari consentendo ad essi l’accesso a qualifiche professionali di categoria C e categoria D, superiori a quelle rivestite nell’amministrazione comunale in regime di precariato. Ciò in violazione assoluta delle disposizioni legislative di riferimento e dei principi affermati in materia dalla Corte Costituzionale, che com’è noto sanciscono l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di riservare al personale precario solo il 40% dei posti banditi con procedure di selezione pubblica e non il 100% dei posti messi a concorso”.
L’8 ottobre è fissata l’udienza di merito del Tar che, secondo i due legali, “è stata anticipata da questa ordinanza del Cga”. Quasi tutti i dipendenti del Comune di Caltanissetta, che hanno proposto ricorso in primo grado e che si sono difesi in appello, risultano inquadrati da più di 8 anni con contratti a tempo indeterminato part-time con la qualifica professionale di esecutori amministrativi (cat. B) in virtù di un declassamento professionale operato dal Comune nel 2004 da categoria C a categoria B. “Questi lavoratori – concludono Cucchiara e Finazzo – vantano legittime aspirazioni di partecipazione alla selezione pubblica, perché hanno i titoli di studio e professionali richiesti per l’accesso alle qualifiche bandite. Il Comune si adegui ai pronunciamenti della giustizia amministrativa”.
(di Daniele Ditta – BlogSicilia)


