CALTANISSETTA – Recentemente Alessandro Pagano, deputato nazionale appartenente al Popolo delle libertà e politico che da sempre manifesta in maniera evidente la propria ispirazione cristiana, ha inviato agli organi di stampa una lettera la quale conteneva una riflessione sull’esempio che Benedetto XVI da un lato e Giorgio Napolitano dall’altro hanno dato negli ultimi tempi.
Ora qui non si vuole dare vita ad una lettura critica dei contenuti della lettera suddetta, ma del metodo utilizzato per presentare una questione di estrema importanza e sensibilità circa i rapporti tra l’istituzione statale e la comunità credente che chiamiamo Chiesa. Preciso anche che mi permetto di entrare nella questione solo perché Alessandro Pagano non è un cittadino comune, come me e al pari di tanti, ma è un delegato dal popolo per rappresentarlo in un organo dello Stato di particolare rilevanza. Pertanto quello che lui ritiene di esporre va doppiamente passato al vaglio della critica in quanto le sue idee dovrebbero essere quelle che rappresentano il nostro territorio abitato da credenti e non, da gente che lo ha votato o meno. Dall’argomentazione utilizzata da Pagano si può dedurre (questa è la mia interpretazione) che lo Stato e la Chiesa sono Istituzioni dirimpettaie che esercitano ciascuna a proprio modo un’influenza nella società, nel mondo, fra gli uomini. Ciò è evidente nella sua riflessione quando si mettono sullo stesso piano i responsabili primi di tali Istituzioni, appunto Benedetto XVI e Giorgio Napolitano. Ora al di là della opinabilità dei contenuti della lettera, il metodo utilizzato dal nostro rappresentante a Montecitorio pare strumentale e può, dunque, dar vita a facili incomprensioni. Quello che stupisce è che un politico che si dichiara marcatamente ispirato dall’evangelo di Cristo, presenti la comunità ecclesiale come una istituzione al pari di quelle statali e nelle quali vigono esclusivamente parametri e modalità tipiche degli ordinamenti democratici o meno. Inutile dire che non è così. La Chiesa, anzitutto, è l’accadimento che avviene per opera dello Spirito Santo e che coinvolge uomini e donne liberi trasformandoli perennemente alla luce della loro tensione alla sequela del Maestro. È chiaro che da tale accadimento scaturisce una prospettiva organizzativo-istituzionale della comunità, la quale però non può e non deve essere mai posta sullo stesso piano delle Istituzioni statali. Insomma, quello in cui Pagano sbaglia è il fatto di pensare che il Papa è al capo di un regno al pari della Repubblica di Venezia. Anche se nella stessa storia della Chiesa alcuni hanno scritto e detto questo, ciò non vuol significare che sia giusto poiché come si diceva prima l’ecclesia è e resta un evento pneumatico disponibile per via del dono di Dio e della libertà degli uomini i quali continuano ad agire nel mondo, ad appartenere alle altre Istituzioni come lo Stato. In esso i credenti che prendono parte alla comunità mossa dallo Spirito agiscono come gli altri, vestono come gli altri, mangiano e vivono come gli altri rispettando le leggi e i decreti del Cesare di turno, ma esistono radicalmente sub luce evangelii. Lo stesso Concilio Ecumenico Vaticano II in particolare nel documento Gaudium et spes (una delle quattro costituzioni conciliari le quali rappresentano le istanze orientative e basilari di tutti i pronunciamenti dello steso) chiarisce che la Chiesa e lo Stato agiscono con modalità proprie, perciò differenti alla luce della propria specifica natura, in vista della ricerca del bene comune. Ma appunto per far ciò la comunità credente per propria missione e statuto avrà altri canali, prospettive e possibilità che differiscono da quelle dello Stato. Quello che colpisce nell’argomentare del nostro rappresentante alla Camera è la facilità con la quale si trattano taluni temi. Probabilmente, ma qui si avanza solamente un ipotesi di lavoro non vincolante in assoluto e non certa di veridicità, Pagano mosso dal voler discutere di temi centrali e dibattuti nelle ultime settimane, ha forse con maggiore foga che lucidità di pensiero espresso la sua volontà di reazione a difesa di due Istituzioni minacciate da eventi internazionali e nazionali non chiari ma decisi ad annientare lo status quo. Da cittadino e da uomo che si sforza di comprendere il dono della grazia giustificante rivelata pienamente dal Maestro di Galilea, mi permetto di annotare due consigli al nostro rappresentante: 1) l’Istituzione dello Stato italiano troverà la forza e la volontà di andare avanti solo quando il nostro popolo con i suoi delegati deciderà di sviluppare pienamente quanto i nostri padri costituenti ci hanno lasciato e, altresì, non coglierà totalmente se stesso in un’ottica reazionaria volta a difendere una situazione la quale è palesemente da riformare; 2) la Chiesa di Gesù Cristo anche se lacerata, problematica e peccatrice non sarà mai abbandonata dallo Spirito che è l’unico a poterla realmente difendere e istituire e alla quale gli uomini peccatori se ritengono possono aderire cominciando a vivere nel cono di luce dell’evangelo. Pertanto on. Pagano in questa mia ipotesi di lavoro che pubblicamente le indirizzo, possiamo dedurre che in linea di massima un cittadino e ancor più un rappresentante di questi, quando deciderà di dire la propria su qualsiasi tema dovrà stare pazientemente attento a dare più spazio alla lucidità di pensiero che alla foga di reazione. Le preciso in ultimo il mio dovere di ringraziarla per avermi dato la possibilità di formulare pensieri su questo tema cercando di mettere a fuoco quando lei implicitamente afferma nella sua lettera. Infatti, sono fermamente convinto che i cattolici, in specie laici, sono chiamati alla fatica di ripensare le relazioni Chiesa – Stato alla luce di quanto per propria natura e finalità tali istituzioni-comunità rappresentano.
Rocco Gumina


