ROMA – Il Pd crolla a picco. Autodistrutto. Più passano le ore più cadono pezzi. E sono pezzi eccellenti. Dopo la bruciatura di Franco Marini e dopo il clamoroso flop di Romano Prodi (che ha annunciato il ritiro della sua candidatura a presidente della Repubblica, non ha raggiunto il quorum necessario di 504 voti, fermandosi addirittura sotto quota 400, a sole 395 preferenze), dimissioni di Pier Luigi Bersani; oltre ai padri nobili del Pd, anche Rosy Bindi ha deciso di farsi da parte.
Pier Luigi Bersani si è dimesso. “Uno su quattro ha tradito, è inaccettabile”, ha detto ufficializzando la decisione davanti all’assemblea dei grandi elettori Pd, poche ore dopo la quarta fumata nera a Montecitorio per l’elezione del presidente della Repubblica. Con il secondo candidato del centrosinistra bruciato dalle divisioni interne alla coalizione. Bersani ha precisato che le sue dimissioni saranno operative solo dopo l’elezione del nuovo capo dello Stato.
Rosy Bindi ha rivelato:”Il 10 aprile ho consegnato a Pier Luigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese”.

