Salute

Le dure parole di don Francesco:”Il sistema non va, e a pagare le conseguenze sempre le fasce più deboli”

Redazione

Le dure parole di don Francesco:”Il sistema non va, e a pagare le conseguenze sempre le fasce più deboli”

Lun, 22/04/2013 - 08:17

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ACQUAVIVA – Ha tuonato contro l’intero sistema don Francesco Novara, dal pulpito della sua chiesa. Parole di fuoco quelle pronunciate dal parroco di Acquaviva, nella sua omelia funebre in occasione dei funerali della piccola Adriana Magdalena Corso, morta all’ospedale di Mussomeli non appena essere venuta alla luce a causa di gravi malformazioni. “Nel 2013- ha accusato- tragedie come queste non dovrebbero succedere più! La morte prematura di un neonato è qualcosa che appartiene al passato, non tanto lontano è vero, poiché molti possono ancora ricordare l’alta mortalità infantile fino alla metà del secolo scorso; come pure quella ancora attuale dei paesi sottosviluppati. La scienza e la medicina, oggi come oggi, riescono a fare miracoli! I nostri medici sono bravissimi, ben formati ed aggiornati ma se le strutture non sono adeguatamente provviste di macchinari ed attrezzature adatte, e se non c’è un personale adatto a farle funzionare per tempo, il rischio di non farcela è sempre alle porte. La verità è che il sistema italiano, peggio ancora quello siciliano, così come è impostato non va, e a pagarne le spese sono sempre le fasce più deboli e soprattutto noi che abitiamo i sempre più morenti piccoli paesi dell’entroterra, costantemente messi in una situazione di pericoloso decentramento ed isolamento da tutti i punti di vista”. Poi il grido d’aiuto per Acquaviva: “Strade dissestate per tutte le direzioni, senza una farmacia da diversi mesi, futuro incerto per l’occupazione giovanile, degrado dell’ambiente e dei centri storici, frane, smottamenti. Una situazione di disastro a 360 gradi, morale compreso; un malessere sociale e culturale ad ampio raggio da cui non si riesce a venir fuori, anzi è sempre peggio”. Infine la ricetta sulla soluzione dei problemi che potrebbero giungere “non nel buonismo e nel permessivismo ma nell’esercizio della giustizia e della verità”. (*GITA*)

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