Salute

Cristianesimo e postmoderno: ripartiamo da don Puglisi

Redazione

Cristianesimo e postmoderno: ripartiamo da don Puglisi

Dom, 21/04/2013 - 16:54

Condividi su:

don Pino Puglisi

CALTANISSETTA – Il prossimo 25 maggio a Palermo si svolgerà la celebrazione per la beatificazione di don Pino Puglisi, sacerdote della diocesi palermitana ucciso per volontà mafiosa il 15 settembre del 1993. Tale evento per l’intera comunità ecclesiale siciliana significa molto e può permettere di ripensare l’identità, e come conseguenza anche la missione, del popolo credente nella terra di Sicilia in questo nostro tempo definito come evo della post – modernità.

La caratteristica di don Pino era la straordinaria normalità nella quale svolgeva il proprio ministero di presbitero in un territorio scarnificato dal controllo mafioso e dalla mancanza di riconoscimento nei confronti della dignità della persona. Le motivazioni che hanno indotto i boss mafiosi di Brancaccio a ucciderlo partono proprio dal fatto che la normalità dell’annuncio evangelico, che significa anche globale promozione della persona, conduce irrimediabilmente a superare e denunciare con decisione ogni forma di connivenza con tutto ciò che non ha a che fare con Cristo Gesù, come la mafia con le conseguenze che essa può imprimere in un territorio completamente controllato.  L’odium fidei per il quale don Pino è stato ucciso dai sicari della mafia e che ha permesso di riconoscerlo come testimone pubblico e autentico della Chiesa in qualità di beato, nasce dalla normalità della missione del credente svolta con abnegazione. Essa può talvolta condurre a conseguenze anormali come il caso del sacerdote palermitano.

Nel nostro tempo caratterizzato da nuovi paradigmi culturali nei quali la trasmissione della fede si fa sempre più difficile, la normalità della testimonianza di don Puglisi che sfocia nel martirio può indurre il cristianesimo siciliano, la Chiesa isolana a interrogarsi e a rilanciarsi proprio sulla scia di un suo figlio che ha consegnato la vita per il vangelo. Insomma, la particolare vicenda di Puglisi può permettere alla comunità credente siciliana di trovare nuovi sbocchi nel dialogare con la cultura del tempo e nel dirsi con purezza integrale in questo contesto nel quale alla verità si è sostituito il frammento, il particolare.  Infatti, la vicenda Puglisi ci ridice i fondamenti essenziali per il credente, il quale è chiamato a svolgere il proprio compito lì dove si trova, con le specificità che possiede ma con tutta l’intensità dell’annuncio evangelico da testimoniare senza tregua con la vita, le opere e se necessitano le parole. Don Pino lancia per la Chiesa siciliana del terzo millennio una sfida per ritornare all’essenzialità evangelica. Questa madre che lo conduce all’onore degli altari con la beatificazione deve trarre ogni linfa, ogni forza, ogni impulso da tale testimonianza per continuare ad essere nella normalità germe del Regno di Dio. Dunque, l’evento della beatificazione di Puglisi indurrà la Chiesa siciliana a interrogarsi su cosa possa significare e provocare un annuncio nella normalità dell’evangelo? Forse la vicenda Puglisi ci dice che l’efficientismo del mondo e delle sue organizzazioni non sia un esempio da seguire, e che l’unico modello risulta essere sempre e solo Cristo? E ancora, ai politici e agli uomini delle Istituzioni che si dichiarano credenti e che magari sono al primo posto nella lotta all’illegalità cosa potrebbe mai significare questa normalità che Puglisi pone al centro e che lo conduce a offrire la vita per i suoi?

A tutti questi interrogativi non è prevista una immediata risposta. Forse perché già in parte essa è arrivata, forse perché è ancora presto per darne una o troppo tardi per articolarla. Di sicuro, però, l’evento della beatificazione di don Pino ci induce a ritornare ai fondamentali del vangelo di salvezza che ci permettono di dialogare a testa alta e con forte dignità con la cultura e la società del tempo. Mi pare che specialmente alle giovani generazioni tale evento possa dire più di qualcosa: la società, la politica, le situazioni più difficili possono mutare non a partire dagli altri, ma alla luce di un modo nuovo e totalmente diverso di vedere e vivere le cose che in don Pino Puglisi trova apice ed esempio alla sequela di Cristo. All’uomo contemporaneo è chiesto di diventare ciò che egli è realmente nell’intimo: don Pino è un esempio possibile per compiere ciò.

Rocco Gumina

banner italpress istituzionale banner italpress tv