Se guardiamo alla mappa della Sicilia, c’è un dato che racconta più di altri la sofferenza delle nostre aree interne: la provincia di Caltanissetta sta vedendo il proprio futuro partire, valigia alla mano. Lo studio della Cgil Sicilia, basato sui dati Istat, tratteggia un quadro nitido quanto preoccupante: nel confronto tra il 2019 e il 2026, il territorio nisseno ha perso il 12,29% della sua popolazione giovanile, un saldo negativo che si traduce in 6.571 giovani tra i 18 e i 35 anni che non risiedono più qui.
Un declino che pesa più delle grandi città
È interessante, e al contempo doloroso, fare un confronto con le grandi aree metropolitane. Se è vero che Palermo, Catania e Messina, per una questione di grandezza, contano il numero più alto di partenze (con oltre 61mila giovani in fuga), è nelle aree interne che l’emorragia assume proporzioni percentuali più gravi. In questo triste primato, Caltanissetta ed Enna si contendono purtroppo la maglia nera, confermandosi come i territori che più faticano a trattenere le proprie risorse più fresche.
Le radici di una partenza annunciata
Ma perché i giovani lasciano Caltanissetta? Non si tratta di una scelta casuale, ma del risultato di un mosaico di carenze strutturali. Come sottolinea il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, la fuga è spesso una decisione obbligata. Da un lato c’è la ricerca di un percorso accademico di qualità — che troppo spesso spinge 30mila siciliani ogni anno verso le università del Nord, convinti di non tornare più — e dall’altro la cronica mancanza di opportunità professionali.
A perdere la quota più consistente il 14,32% dei propri giovani, è stata la provincia di Enna (-4.694)., seguita da Caltanissetta con -12,29% (-6.571 unità), Agrigento, -11,80% (-10.063 unità), Palermo con -10,61% (-26.416 unità), Trapani ( -10,23% pari a -8.210 giovani), Catania con – 9,54% ( – 21.179 persone), Messina con -11,84% (- 13.685 giovani), Siracusa -9,55% pari a -7.160 unità) e Ragusa con -6,97% (-4.145 unità).
Il diritto allo studio, in una regione dove scarseggiano servizi, alloggi e aiuti concreti alla contribuzione, diventa un lusso difficile da difendere. Quando a questo si aggiunge la precarietà del mondo del lavoro, il risultato è un territorio che, nonostante la sua storia e le sue potenzialità, vede scappare i suoi giovani tra i 28 e i 30 anni, la fascia d’età che registra, a livello regionale, il calo più drastico (-15%).
Una politica lontana dalla realtà
Di fronte a questi numeri, che vedono Caltanissetta perdere costantemente le proprie energie migliori, il dibattito politico regionale appare, secondo la Cgil, scollegato dalla quotidianità dei cittadini. Le celebrazioni per la crescita del PIL suonano come una stonatura di fronte allo svuotamento demografico delle province.
“Cantare vittoria quando i dati dello spopolamento, specialmente nelle aree interne, non cambiano è fuor di luogo e velleitario”, commenta Mannino. È una critica severa, che richiama le istituzioni a un cambio di passo: finché non si riuscirà a rendere il territorio competitivo in termini di servizi e prospettive, l’aumento della presenza di giovani stranieri — che pure registra un segnale positivo e dinamico — resterà solo un pallido tampone rispetto a un’emorragia che continua a sottrarre alla provincia di Caltanissetta la sua risorsa più preziosa: il suo futuro

