Salute

Sindrome di Dorian Gray, un italiano sue 2 ha paura di invecchiare

Redazione

Sindrome di Dorian Gray, un italiano sue 2 ha paura di invecchiare

Mer, 29/04/2026 - 17:54

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Gli italiani soffrono della “sindrome di Dorian Gray”, ovvero hanno paura di invecchiare: in particolare un italiano su 2 teme di perdere attrattività fisica con l’avanzare degli anni, mentre quasi la metà ha paura di non sentirsi più utile per il prossimo. Sono solo alcuni dei dati emersi dall’indagine condotta da EngageMinds Hub, Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica, campus di Cremona.

L’invecchiamento viene vissuto prevalentemente come una minaccia alla competenza, all’immagine e al ruolo di utilità sociale. Per gli italiani la vecchiaia è un tempo che inizia sempre più tardi. L’ingresso nella “terza età” viene collocato infatti attorno ai 71 anni, segno di un’idea di anzianità in trasformazione rispetto al passato, in linea con l’allungamento dell’aspettativa di vita. In questo scenario “diventare anziani” non coincide più con l’età pensionabile, ma con una soglia simbolica più elevata che viene associata soprattutto al percepito calo di autonomia o di salute.

L’indagine mostra che il 41% degli intervistati ha timore di contare meno per la società, il 30% è preoccupato di non aver raggiunto alcune tappe considerate importanti dalla società, mentre solo il 20% ha paura di essere escluso dalla propria cerchia sociale. Nel complesso l’invecchiamento viene vissuto prevalentemente come una minaccia simbolica alla competenza, all’immagine e al contributo personale piuttosto che come una perdita di relazioni.

La sindrome prende il nome dal romanzo “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, in cui il protagonista mantiene una giovinezza eterna mentre il suo ritratto invecchia e mostra i segni della corruzione. Le donne soffrono gli anni che passano più degli uomini: infatti, si mostrano più infastidite all’idea di non sentirsi più utili man mano che invecchiano (il 51% contro il 43% degli uomini), segno di una maggiore attenzione al proprio sociale. Ancora più marcata è la distanza rispetto al timore di non aver raggiunto tutte le tappe considerate importanti nella vita (35% donne contro 25% uomini).

Per il 52% dei giovani di 18-34 anni la maggiore preoccupazione è di non riuscire a raggiungere alcune tappe di vita considerate importanti dalla società. La fascia intermedia (35-54 anni) appare più sensibile al giudizio degli altri temendo maggiormente di essere percepita come meno attraente (35%) e di poter essere esclusa dalla propria cerchia sociale (24% contro il 20%). “È indubbio che sia in atto un’evoluzione nel modo in cui le persone interpretano e vivono l’avanzare dell’età, dichiara Guendalina Graffigna, direttrice del Centro EngageMinds Hub e responsabile scientifica dell’indagine. Permangono tuttavia alcune fragilità legate soprattutto al timore di perdere riconoscimento e ruolo sociale. Diventa quindi fondamentale promuovere una cultura della longevità che valorizzi il contributo delle persone nelle diverse fasi della vita e che sostenga condizioni concrete di partecipazione, benessere e inclusione. Si tratta di un impegno che coinvolge non solo il sistema socio-sanitario, ma anche il mondo del lavoro, dei servizi e delle politiche pubbliche orientate all’invecchiamento attivo».

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