“Abbiamo finora fatto un importante lavoro di squadra con la polizia e i consulenti che ci ha consentito di aver una visione molto più ampia di un fenomeno complesso che è ancora attivo. L’analisi dei documenti e delle sommarie informazioni fatta con l’aiuto degli esperti sono state utilissime. L’inchiesta si compone di tre fasi. Siamo ancora alla prima da cui emerge che dal 2010, anno di risoluzione del contratto con le ditte che avrebbero dovuto eseguire le opere di mitigazione del rischio frana, per cui erano stati stanziati 12 milioni, all’ultimo evento del gennaio sorso, nulla è stato fatto”. Lo ha detto il procuratore di Gela Salvatore Vella che ha incontrato la stampa per fare un punto sull’inchiesta, che ora conta 13 indagati, sulla frana di Niscemi. Tra il 1997, anno della prima frana, e il 2009, quando della vicenda si è occupata la prefetta Giannola, si sono succedute diverse ordinanze della Presidenza del Consiglio. Poi si riuscì a indire un bando di gara per interventi complessivi, ad avere un progetto esecutivo nel 2005, ad aggiudicare la gara per la realizzazione delle opere di mitigazione della frana e nel 2009 si sottoscrisse il contratto di appalto con l’Ati composta dalle ditte Comer costruzioni Meridionali spa e la Edil ter costruzioni srl. Nel 2010 il contratto si risolse per gravi ritardi delle imprese, nel 2013 a contratto terminato si tentò una anomala transazione. “Poi fino al 2016 non si è fatto nulla se non confermare la risoluzione, cosa del tutto anomala visto che la risoluzione era avvenuta anni prima”, spiega Vella. E l’inerzia si è protratta fino al gennaio scorso. (ANSA).
di Redazione 3
Mer, 15/04/2026 - 11:45

