CALTANISSETTA. Per una settimana operatori delle dipendenze provenienti da Grecia e Romania si sono confrontati a Caltanissetta con i colleghi di Casa Rosetta. L’approfondimento fa parte del progetto europeo per lo sviluppo dei servizi di recupero dalle dipendenze patologiche, “Generazioni senza dipendenze, costruire una comunità inclusiva”, approvato nell’ambito del programma “Erasmus plus” che si svilupperà con varie attività fino a dicembre 2027. Partner di Casa Rosetta sono la comunità Argo, di Salonicco, e il Dipartimento di assistenza sociale e protezione dei minori della città di Cluj, in Romania. Una sinergia favorita dall’impegno di Giovanna Garofalo, responsabile a Casa Rosetta della formazione.
A Caltanissetta gli operatori stranieri e di Casa Rosetta hanno partecipato a un corso intensivo teorico e pratico, seguiti in ogni step da Roberta Di Maria, biologa nonché componente dello staff della formazione: lo scopo è rafforzare le loro competenze e migliorare la qualità degli interventi in un contesto europeo in cui le dipendenze – da sostanze e comportamentali – rappresentano una sfida crescente per i sistemi socio-sanitari. Italia, Romania e Grecia affrontano, così, problematiche con molti elementi comuni o simili: bisogni complessi delle persone in trattamento, difficoltà nei percorsi di reinserimento sociale, frammentazione delle buone pratiche e limitate occasioni di confronto transnazionale. «Generazioni senza dipendenze» mira così a rispondere a queste criticità attraverso un percorso strutturato di cooperazione, formazione e scambio di esperienze, valorizzando modelli terapeutici differenti e competenze complementari.
Al progetto per “Erasmus Plus”, per Casa Rosetta partecipa con un gruppo di professionisti guidato dalla coordinatrice e supervisore del comparto dipendenze patologiche Emanuela Cutaia, psicologa; ne fanno parte Bernadette Arcarese (sociologa), Federico Lombardo (assistente e mediatore linguistico), Giuseppe Cosentino (esperto di arteterapia), Ettore Fischetti (psicomotricista) e gli operatori di comunità Maria Pia Antonelli (La Ginestra), Andrea Truscelli, Athos Turco, Francesco Rizza, Giuseppe Violo (Villa Ascione – Terra promessa), Giuseppe Lo Sardo (L’Oasi).
Nei prossimi mesi sono previsti altri incontri di formazione in Grecia e in Romania, dove si recherà lo staff di Casa Rosetta, e lo sviluppo di un primo progetto pilota per l’implementazione delle attività innovative nelle comunità terapeutiche di ciascun Paese partner.
I risultati auspicati con “Erasmus Plus” includono un miglioramento concreto delle pratiche professionali, una maggiore collaborazione tra i tre Paesi e la diffusione di strumenti utili a rendere gli interventi più efficaci, inclusivi e sostenibili. Il progetto si propone così come un catalizzatore di innovazione e cooperazione europea nel campo delle dipendenze patologiche, contribuendo alla costruzione di comunità più inclusive e orientate alla dignità della persona.
Il presidente di Casa Rosetta, dott. Giorgio De Cristoforo, sottolinea che l’associazione ha un’esperienza di oltre quarant’anni nel campo del trattamento e recupero dalle dipendenze da sostanze o altro: “Più volte è stata partner di progetti internazionali di formazione, organizzando anche attività di formazione per operatori di altri Paesi non soltanto europei, per conto dell’agenzia dell’Onu per la lotta alla droga e al crimine. Casa Rosetta, inoltre, in campo nazionale è un punto di riferimento autorevole per la Federazione italiana delle comunità terapeutiche, e diversi nostri progetti sono stati approvati e finanziati dal Dipartimento antidroga della presidenza del Consiglio”.
“Il nostro programma terapeutico – aggiunge il presidente De Cristoforo – è in continuo aggiornamento a fronte dei cambiamenti delle dipendenze e della società, è imperniato sul recupero del valore delle persona e del senso della vita, ed è ben riassunto nella filosofia che è la guida quotidiana delle nostre comunità che dice tra l’altro: “Qui, insieme, una persona può allora manifestarsi chiaramente a sé stessa non come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come una persona parte di un tutto con il suo contributo da offrire”. Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri».

