CALTANISSETTA. I dipendenti del Cefpas attraverso una lettera aperta intervengono in merito “alle recenti notizie riguardanti le procedure concorsuali per il reclutamento di personale dirigente e comparto”. Di seguito il testo integrale della lettera.
I dipendenti del CEFPAS, con la presente, intendono esprimere formalmente il proprio profondo stato di apprensione in merito alle recenti notizie riguardanti le procedure concorsuali per il reclutamento di personale dirigente e comparto. L’attuale clima di incertezza, alimentato dalle pesanti contestazioni sollevate dalle sigle sindacali e dalle notizie relative a presunte irregolarità procedurali, sta generando un forte disagio all’interno della comunità lavorativa. In particolare, il personale esprime preoccupazione per i seguenti punti:
- Trasparenza e Immagine dell’Ente: Le ombre gettate sulla regolarità dei concorsi rischiano di ledere il prestigio e la credibilità del CEFPAS, ente che per sua natura dovrebbe essere il fulcro della qualità e della trasparenza nella formazione sanitaria regionale.
- Stabilità Organizzativa: La richiesta di revoca in autotutela presentata dalle parti sociali e il possibile contenzioso legale prefigurano uno scenario di paralisi amministrativa.
- Inquadramento e Regionalizzazione: In linea con quanto ribadito dalla giurisprudenza costituzionale e dalle note sindacali, si teme che procedere con nuove assunzioni basate sulla vecchia pianta organica, ad oggi prive di autorizzazione degli Organi di controllo, prima di aver completato il processo di regionalizzazione e la revisione della pianta organica, possa creare disparità di trattamento e futuri vuoti normativi.
Il personale dipendente, che quotidianamente opera con dedizione per garantire l’eccellenza dei servizi formativi, non può restare indifferente di fronte a una gestione delle risorse umane che appare, allo stato attuale, priva della necessaria serenità e condivisione. È un paradosso gestionale che genera un profondo senso di ingiustizia: da un lato si aprono le porte a nuove risorse (spesso con procedure contestate), dall’altro si lasciano “al palo” coloro che l’ente lo hanno sorretto per anni. Inoltre risulta inaccettabile che, mentre si procede a colpi di bandi esterni, si assista contemporaneamente al ricorso sistematico a incarichi di collaborazione o consulenze affidate tramite chiamata diretta. Tale disparità di trattamento tra chi deve superare forche caudine concorsuali e chi accede per vie fiduciarie lede il principio di uguaglianza e di buon andamento della Pubblica Amministrazione.” Esprimiamo forte perplessità sulla natura ‘fiduciaria’ di molte collaborazioni attivate di recente, che sembrano rispondere più a logiche di vicinanza politica o di spartizione elettorale che a reali esigenze di competenze introvabili all’interno dell’Ente. Il CEFPAS non può e non deve trasformarsi in un ‘bacino di compensazione’ politica, specialmente in una fase di transizione istituzionale così delicata.” Secondo le norme che regolano il pubblico impiego (e il buonsenso organizzativo), prima di bandire concorsi esterni per coprire determinati profili, l’amministrazione dovrebbe:
- Espletare le progressioni verticali: Permettere a chi è già dentro di crescere professionalmente se possiede i requisiti.
- Garantire il benessere organizzativo: Un dipendente “vecchio” a cui non vengono riconosciuti scatti, premi o indennità maturate diventa un lavoratore demotivato. Inserire nuova linfa in un ambiente dove i diritti sono sospesi crea solo un conflitto generazionale tra “nuovi privilegiati” e “vecchi dimenticati”
Le risorse per il personale dovrebbero innanzitutto garantire la solidità dei diritti acquisiti; solo dopo aver messo in sicurezza la ‘casa’ si può pensare di ampliarne gli abitanti.” Non si può costruire il futuro del CEFPAS sulle macerie dei diritti di chi ne costituisce la memoria storica e l’ossatura operativa. Chiediamo che il riconoscimento delle spettanze arretrate e delle progressioni di carriera preceda o quantomeno accompagni parallelamente qualsiasi nuova procedura di reclutamento, per evitare una inaccettabile politica dei ‘due pesi e due misure’.”

