Salute

Caltanissetta, Hub vaccinale: adolescenti in fila per ore e anziani nell’attesa infinita di una prenotazione domiciliare

Redazione 2

Caltanissetta, Hub vaccinale: adolescenti in fila per ore e anziani nell’attesa infinita di una prenotazione domiciliare

Sab, 08/01/2022 - 11:36

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L’impennata dei contagi, l’apertura alla vaccinazione anti Covid per i minori, l’obbligo per gli over 50 e l’avvio della terza dose. Un mix che ha creato un nuovo affollamento negli hub vaccinali di tutta l’Italia, compreso quello istituito al Cefpas di Caltanissetta.

Un grande flusso che ingloba utenti non prenotati, con prenotazione programmata all’hub del Cefpas, a quello dell’ospedale S. Elia o da effettuare a domicilio.

Come una grande partita di scacchi, dosi e appuntamenti vanno bilanciati con turni del personale sanitario e disponibilità di mezzi. Qualcosa, però, sfugge al controllo e nelle giornate di grande affluenza i cittadini utenti si possono trovare anche per diverse ore ad attendere fuori, al freddo, il proprio turno.

E’ quanto ci ha raccontato la mamma di un’adolescente di 12 anni che, rispettando l’invito alla vaccinazione, si è recata nella giornata di ieri al Cefpas per effettuare la seconda dose. Una data e un orario che era stato indicato dalla stessa struttura sanitaria al momento dell’inoculazione della prima dose.

“La nostra prenotazione era stata prevista dalle 12 alle 13 nel foglio c’era addirittura indicato, come orario consigliato, quello delle 12,05. Noi siamo arrivati ai Cancelli del Cefpas alle 12.15 ma l’attesa si è prolungata addirittura fino alle 16.15. Io e mia figlia siamo rimaste in attesa, senza nemmeno poter pranzare, per ben 4 ore e la temperatura esterna era molto bassa”.

Un ritardo assolutamente non accettabile dato che le prenotazioni dovrebbero essere programmate in anticipo e scandagliate nell’arco dell’intera giornata. Diversa, invece, la condizione dei non prenotati che dovrebbero essere propensi ad accettare di recarsi all’Hub vaccinale consapevoli di avere tempi di attesa molto lunghi.

“Quando siamo arrivate, come per tutti gli altri, abbiamo ricevuto il nostro biglietto con il numero di arrivo. Avevamo il 70 e stavano chiamando il numero 25. Com’è possibile accumulare un ritardo tale da avere quasi 50 persone davanti a noi? Oltre alla stanchezza fisica e il disagio di non aver potuto pranzare in un orario utile, abbiamo dovuto anche cancellare un appuntamento importante che avevamo in programma nel pomeriggio. Nulla, infatti, ci aveva lasciato dubitare che alle 16 fossimo ancora in fila e in attesa”.

A non essere molto chiaro, inoltre, è il “perché” sua figlia, in quanto minorenne e dunque destinataria di un vaccino di marca Pfizer – differente rispetto a tutti gli altri cittadini in attesa ai quali è stato destinato il Moderna – non fosse stata prenotata in un orario simile a quello di altri suoi coetanei.

Il vaccino “Moderna”, infatti, è di tipo “monodose” e, pertanto, prima dell’apertura del centro al pubblico, possono essere preparate in anticipo delle siringhe per l’inoculazione. Il “Pfizer”, invece, è una fiala che contiene 6 dosi e, dunque, va preparata al momento. “Mentre eravamo in attesa abbiamo chiesto al personale sanitario la possibilità di poter accorpare tutti i bambini presenti e consentire al medico di poter preparare contemporaneamente le sei monodosi. Tutte le persone in fila sarebbero state disponibili a far avanzare i bambini”. Il vantaggio, infatti, non sarebbe stato solo dei minorenni che avrebbero “saltato” la fila ma anche di chi, per ogni adolescente che si presentava, doveva attendere che il medico si fermasse per preparare la monodose Pfizer.

“La nostra richiesta, però, è rimasta inascoltata perché ci è stato detto che con la prenotazione nessuna categoria ha diritto alla precedenza. Il paradosso è che questo non è concesso nemmeno se a beneficiarne è tutto il gruppo e il personale sanitario”.

Una parità di trattamento “ordinario” che estende la scarsa organizzazione del centro di vaccinazione anche agli anziani che attendono l’inoculazione anti Covid a domicilio così compe previsto dalle normative nazionali..

“Mia zia ha 96 anni e, per un incidente, ha subito un’operazione e si trova a casa senza potersi muovere dal suo letto – ha raccontato un altro cittadino -. A febbraio 2021, come previsto dalla normativa nazionale, si è recata al centro vaccinale per ricevere la prima dose e, dopo il tempo prestabilito, ha effettuato il richiamo. Quando è stata aperta la possibilità di effettuare la terza dose, però, era già infortunata e non è potuta andare con le proprie gambe all’ospedale. Come previsto nella piattaforma regionale, nei primi di dicembre, abbiamo richiesto l’assistenza domiciliare. Nulla, però, ci è stato ancora comunicato. Dovendomi recare al Cefpas per effettuare il mio richiamo ho chiesto al personale sanitario chiarimenti e tempistiche. A quel punto, però, ho scoperto che le indicazioni fornite dalla piattaforma erano errate o poco chiare e che la richiesta doveva essere avanzata dal medico curante e non dal singolo cittadino o dal suo caregiver. La prenotazione di circa un mese fa, dunque, è stata inutile e adesso dobbiamo attendere un nuovo turno di prenotazione con tempi di attesa non quantificabili”.

La signora dovrà continuare a restare senza copertura aggiuntiva nonostante riceva a casa operatori sanitari che la supportano per le cure primarie e il percorso di recupero.

“Lo Stato ci invita alla vaccinazione ma poi ci rende difficoltosa tutta la procedura di realizzazione – ha concluso il nipote della donna -. Non dovremmo, però, essere proprio noi cittadini gli utenti destinatari di un servizio efficace ed efficiente? O quella è solo una campagna promozionale senza che nessuno abbia intenzione di attuarla?”.

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