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Caltanissetta, motivazione sentenza Borsellino quater: “la strage fu voluta per vendetta della mafia”

Redazione

Caltanissetta, motivazione sentenza Borsellino quater: “la strage fu voluta per vendetta della mafia”

Mer, 20/01/2021 - 19:31

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Caltanissetta, motivazione sentenza Borsellino quater: “la strage fu voluta per vendetta della mafia”

“La strage di via D’Amelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto ad una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa Nostra, in quanto stretta dalla paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il Maxiprocesso ( nato anche, si ripete, da una felice intuizione dei giudici Falcone e Borsellino)”. Lo scrivono nelle 377 pagine della motivazione della sentenza d’appello i giudici della Corte d’Appello di Caltanissetta, presieduta da Andreina Occhipinti, che si sono occupati del processo Borsellino quater concluso il 15 novembre del 2019. “Ogni tentativo della difesa di attribuire una diversa paternità a tale insana scelta di morte e di terrore non può trovare accoglimento, potendo, al più, le emergenze probatorie sopraindicate – in parte già acquisite al preesistente patrimonio conoscitivo e in parte disvelate dal presente procedimento – indurre a ritenere che possano esservi stati anche altri soggetti, o gruppi di potere, interessati alla eliminazione del magistrato e degli uomini della sua scorta. Ma tutto ciò non esclude la responsabilità principale degli uomini di vertice dell’organizzazione mafiosa che, attraverso il loro consenso tacito in seno agli organismi deliberativi della medesima organizzazione, hanno dato causa agli eventi di cui si discute”.

Il giudice estensore, Gabriella Natale, scrive poi che “deve essere ritenuta ancora attuale la valutazione espressa dai Giudici Supremi in seno alla prima sentenza emessa nel procedimento Borsellino ter relativamente alla incidenza che la cd. “trattativa Statomafia” avrebbe avuto sulla deliberazione della strage di via D’Amelio anche alla luce delle ulteriori acquisizioni probatorie cristallizzate nel presente procedimento. Deve dunque escludersi la sussistenza di elementi probatori idonei a fare ritenere che vi sarebbe stata, per la sola strage di via D’Amelio, una sorta di “novazione” della deliberazione di morte, tale da avere determinato una soluzione di continuità rispetto alla precedente deliberazione stragista risalente alla riunione degli auguri di fine anno 1991″. Confermando la sentenza di primo grado la Corte d’assise d’appello di Caltanissetta ha condannato all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, quali mandante ed esecutore della strage del 19 luglio 1992 in via D’Amelio a Palermo, costata la vita al procuratore aggiunto, Paolo Borsellino e 5 agenti di scorta. I giudici d’appello nisseni confermarono anche la condanna a 10 anni per i “falsi pentiti” Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia.